Mercoledì, 21 Aprile 2021 15:56

Proteggere Orlino (2021)

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Un caso di conflitto tra interesse privato e patrimonio collettivo

Ho scritto questa interrogazione tre giorni dopo le elezioni comunali che mi hanno visto escluso e quindi non l’ho potuta firmare. Mi pare utile riprenderla qui per tre motivi:

- parte da una mobilitazione di quartiere, dal gesto civico di un gruppo di residenti che hanno deciso di far sentire la loro voce preoccupata (vedi https://www.laregione.ch/cantone/luganese/1505463/via-selvapiana-sentiero-tram-ndr-chiesa-allargamento-pregassona-cantiere-pr),

- tocca una vicenda in sé minore che mette però in luce limiti più generali della politica comunale (come la mancata informazione della cittadinanza, trovatasi davanti al fatto compiuto, e una scarsa sensibilità paesaggistica e culturale del Municipio e della Commissione edilizia),

- offre l’occasione per segnalare un piccolo ma prezioso edificio sacro di origine tardomedievale e un suo singolare affresco.

Interrogazione (urgente)

Proteggere Orlino

 

Il 16 aprile scorso le abitanti della zona di Orlino, nel “quartiere” di Pregassona, hanno consegnato al Municipio una petizione con 590 firme che chiede di sospendere il progetto di allargamento di via Selvapiana, di coinvolgere la Commissione di quartiere e di indicare se e come si sia valutato l’«impatto che l’opera di allargamento della via e il successivo cantiere per l’edificazione del fondo privato avrà nei confronti della Chiesa di Orlino, un edificio storico tutelato a livello cantonale (inventario Beni culturali, oggetto A6869)». Le firme sono state raccolte in pochissimi giorni prevalentemente tra la popolazione di Orlino, Ligaino e Pregassona alta, e ciò dimostra la grande preoccupazione suscitata dal progetto in sé (mai presentato ai residenti della zona) – che va a modificare un tracciato registrato nell’Inventario federale delle vie storiche – e sulle possibili conseguenze dei lavori sulla chiesetta di San Pietro. 

In precedenza, ma già su sollecitazione delle abitanti di Orlino, la STAN si era rivolta al Municipio con una lettera (5 aprile) in cui chiedeva garanzie sulla tutela dell’edificio sacro, la cui parete Est – con affreschi quattrocenteschi di Cristoforo e Nicolao da Seregno – è adiacente alla strada su cui transiteranno i mezzi impiegati nella realizzazione dell’allargamento stradale e della successiva edificazione privata. Ricordava inoltre, la STAN, che nel 2013 il Dipartimento del Territorio aveva scritto nel suo preavviso alla modifica di PR che consentiva l’allargamento del sentiero: «in sede di progetto esecutivo il Municipio dovrà assicurare che l’intervento, oltre ad essere limitato allo stretto necessario, non alteri il carattere di questa percorrenza». 

Sono aspetti, questi, che non emergono né nel messaggio municipale 10218 che chiedeva il credito di costruzione per l’allargamento di via Selvapiana – votato con una certa leggerezza dalla stragrande maggioranza del Consiglio comunale il 2 luglio 2019 – né nel rapporto della Commissione dell’edilizia, che di fatto riprendeva con poche variazioni il messaggio municipale: entrambi i documenti si concentrano sugli aspetti tecnico-operativi senza riservare il benché minimo spazio al particolare contesto storico e paesaggistico in cui si intende realizzare l’intervento. L’unico accenno alle caratteristiche attuali della via storica che si va ad alterare si riduce a questa fredda indicazione: «rimozione della pavimentazione esistente in porfido». 

Certamente il lodevole Municipio vorrà dare al più presto una risposta sia ai cittadini del quartiere sia alla STAN, visto che l’inizio del cantiere è previsto per questo mese di maggio (la pubblicazione del progetto scade fra pochi giorni, il 29 aprile 2021). Considerata la natura pubblica del progetto e viste le forti perplessità emerse tra la popolazione residente, sembra doverosa anche una comunicazione in merito al Consiglio comunale. È questo il fine della presente interrogazione.

Nel recentissimo preavviso – 4 marzo 2021 – alla mozione n. 4066 (Tuteliamo subito il patrimonio culturale e il paesaggio urbano di Lugano), il Municipio fa presente che già si sta muovendo verso «l’obiettivo di integrare i principali contenuti dell’ISOS nel Piano Regolatore» e ribadisce «l’intenzione di istituire una Commissione urbanistica e di dotare l’amministrazione cittadina di un ‘settore beni culturali’, integrando maggiormente e rafforzando le competenze già presenti». Con queste precisazioni il Municipio conclude di condividere lo spirito di quella mozione.

Anche alla luce di queste considerazioni, si chiede qui al lodevole Municipio:

  1. La reazione corale delle abitanti della zona, le preoccupazioni palesate dalla STAN, insieme alla prospettiva appena ricordata della creazione di una Commissione urbanistica, non dovrebbero portare l’esecutivo a sospendere il progetto per rivalutarne attentamente, con strumenti culturali e concettuali più adeguati, le ricadute sul tessuto storico-paesaggistico di Orlino?
  1. Considerata la manifesta intenzione di integrare i principali contenuti dell’ISOS nel Piano Regolatore, non si dovrebbe fare lo stesso, per analogia, con l’Inventario federale delle vie storiche che annovera tra questi percorsi anche via Selvapiana?
  1. Se proprio si vuole procedere subito all’opera, come va intesa l’indicazione di “derogabilità” contenuta nella relazione tecnica (p. 14, capitolo «Area di cantiere») secondo cui «L’accesso al cantiere dovrà avvenire con mezzi idonei al transito sulla via S. Pietro (portata limite 14 ton ma derogabile fino a 18 ton)»? Fanno stato le 14 tonnellate o questa parentesi implica già de factouna deroga che porta il peso massimo dei veicoli a 18 tonnellate?
  1. E come si intende dar seguito concretamente all’invito del DT, che «in sede di progetto esecutivo il Municipio dovrà assicurare che l’intervento, oltre ad essere limitato allo stretto necessario, non alteri il carattere di questa percorrenza»?

Per i Verdi di Lugano,                                                                                           

Nicola Schoenenberger, consigliere comunale                                             Lugano, 22 aprile 2021

 

Uno degli affreschi di San Pietro di Orlino si rifà al tema del «Cristo della Domenica», che condanna il lavoro festivo. Qui la figura (vedi pdf) è l’incarnazione stessa della domenica, la cui sacralità è ferita dagli strumenti di lavoro. Per analogia potremmo immaginare oggi una figura allegorica che incarni la chiesuola di Orlino minacciata da scavatrici, camion, benne, martelli pneumatici e macchine asfaltatrici. Tra l’altro il cantiere verrà installato nel praticello accanto all’abside della chiesa, abitualmente luogo di incontro e distensione.