Giovedì, 14 Ottobre 2021 12:03

In merito al progetto di Polo sportivo e degli eventi (2021)

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Intervento alla conferenza stampa del comitato contrario al progetto

(testo poi uscito qui: https://naufraghi.ch/il-no-verde-al-pse/ )

Intervento alla conferenza stampa del comitato per il NO n al PSE (14.10.2021)

Com’è noto i Verdi sono l’unico partito a non aver appoggiato, in Consiglio comunale, il messaggio oggetto di questo referendum, né quello precedente – il numero 10472 – votato nel giugno del 2020. La nostra presenza tra i fautori del NO è la naturale conseguenza della nostra posizione critica. Del resto condividiamo pienamente gran parte degli argomenti presentati fin qui (da Fulvio Pelli, Martino Rossi e Maria clara Magni). Anche per questo mi limito, per non ripetere cose già dette, a tre brevi osservazioni aggiuntive di carattere più generale.

La prima è legata al mantenimento del vecchio stadio. Se riteniamo importante, per principio, che la proprietà pubblica resti riservata ad attività pubbliche (sociali, culturali, sportive), qui c’è in gioco anche un altro principio, quello della conservazione e valorizzazione di quanto è ancora  funzionale. E questo è un principio importante per i Verdi. Lo stadio di Cornaredo sarà forse inadatto alle esigenze attuali del calcio-spettacolo della Super Ligue, del calcio-finanza, del calcio-azienda, ma certamente è adattissimo al gioco del calcio di squadre minori e giovanili e per gli allenamenti. Ma direi al gioco del calcio in generale. Lo stesso vale per la pista di atletica, ancora idonea allo scopo. E la vecchia tribuna, depurata da quanto le si è costruito addosso, oltre che ancora funzionale è un oggetto architettonico interessante. Il nuovo va costruito in armonia con il vecchio che può ancora svolgere le sue funzioni, non distruggendolo.

La seconda riguarda il senso della misura. Abbiamo ereditato, dalla magniloquente e spendacciona era Giudici, i grandi progetti. A parte l’esercizio di riequilibrio finanziario degli ultimi anni, sembra che da quell’era, pur con qualche esitazione, non si sia mai usciti. Eppure la realtà – economica, sociale, ambientale – è profondamente cambiata, anche se molti sembrano proprio non accorgersene. È tempo di predisporsi saggiamente alla decrescita, per non doverla subire, drammaticamente impreparati, come frutto amaro delle alterazioni climatiche e degli squilibri sociali accentuati dalle politiche neoliberiste. Invece si ragiona sulla città del futuro pianificandola – a pezzi – con i criteri del passato.

La terza riguarda il principio stesso della chiamata alle urne su un progetto di queste dimensioni. Indipendentemente dalla forma di finanziamento scelta – una sorta di leasing trentennale attraverso il “partenariato pubblico-privato” invece di un investimento diretto con il relativo indebitamento – siamo di fronte a un progetto esorbitante dal grande impatto finanziario. Sembra quindi giusto che la popolazione sia chiamata a esprimersi. Eppure a essere irritati da questa legittima richiesta, concretizzatasi con la raccolta delle firme, sono soprattutto quegli ambienti che a livello cantonale un mese fa chiedevano, e in parte hanno ottenuto, il referendum finanziario obbligatorio.

Chiudo con una considerazione sulla campagna in corso: come ogni scelta politica e pianificatoria, anche questa può essere vista con occhi diversi, ma nella campagna c’è una doppia asimmetria. La prima è evidentemente finanziaria, con Golia che ha già tappezzato città e siti web di cartelloni e banner mentre Davide fa quel che può. L’altra è argomentativa: mentre i referendisti cercano di fare un discorso analitico sul progetto, la controparte punta tutto, ingannevolmente, e direi populisticamente, sul «sì allo sport» e sull’inesistenza di un piano B.

Danilo Baratti, portavoce dei Verdi di Lugano                                                         14 ottobre 2021

 

 

In allegato la posizione dei Verdi di Lugano, che tocca anche altri aspetti non ripresi nell'intervento. Posizione che si può leggere anche qui: https://verditicino.ch/news-regionali/luganese/polo-sportivo-non-cosi-non-con-questo-progetto/

 

Un altro intervento sul tema è apparso sul «Corriere del Ticino» dell'11 novembre 2021. Ecco il testo:

PSE: il peso delle immagini

«Mi hanno rovinato il progetto, perché a un certo punto hanno iniziato a pasticciare», dice Giorgio Giudici sul Corriere del Ticino del 3 novembre, pagina 9, pur dichiarando che voterà sì al PSE. Nell’intervista l’ex sindaco mette in rilievo alcune differenze rilevanti tra l’idea iniziale e il progetto su cui andremo a votare a fine mese. Non è tanto sulle parole di Giudici che mi voglio soffermare, ma sul rapporto tra quanto dice e l’immagine che troneggiava al centro della pagina con la relativa didascalia. Quindi su una scelta redazionale. L’immagine raffigurava il progetto più recente, con i quattro palazzi al posto dell’attuale stadio. Se la didascalia fosse stata «Il progetto come si presenta oggi, stravolto rispetto a quello del 2012» non ci sarebbe nulla da dire. Ma poteva anche bastare «Il progetto come si presenta oggi». Invece la didascalia diceva laconicamente: «Il concorso di architettura risale al 2012», lasciando quindi intendere che quello raffigurato fosse il progetto iniziale (dico «lasciando» e non «facendo», perché la scelta può essere frutto di semplice leggerezza, senza alcuna intenzione di confondere il lettore). Sta di fatto che nel 2012 lì c’erano il campo da calcio, la pista di atletica e addirittura la tribuna storica di Cornaredo, che il progetto “Sigillo” – premiato alla fine dell’era Giudici – proponeva di conservare. E nel 2013 si immaginavano possibili contenuti abitativi lungo via Trevano mantenendo però campo e pista. La scelta di quell’immagine e di quella didascalia ha quindi occultato la successiva sostituzione di quelle infrastrutture sportive con quattro palazzi residenziali, cioè un elemento critico fondamentale su cui insistono i sostenitori del referendum. Una leggerezza, se è tale, che pesa. Al punto che si potrebbe anche parlare di disinformazione o perlomeno di cattiva informazione.

L’uso delle immagini non è un elemento marginale in questa campagna (siamo o non siamo nella «società dell’immagine»?), a cominciare dalla presenza capillare di render ingannevoli, dove le strade a quattro corsie sono percorse felicemente solo da pedoni e ciclisti, dove due palazzoni dalla volumetria impressionante si stagliano leggiadri come se fossero costituiti di una sola esile parete (come quelli per le scenografie dei vecchi film). E li chiamano torri.

Anche i sostenitori del no, per affermare l’idea di un altro polo sportivo, privo di contenuti extrasportivi, fanno ricorso alle immagini. Non creandone di nuove ma sottoponendo quelle stesse immagini a un lavoro di decostruzione, di svelamento degli elementi ingannevoli. Anche questo mio intervento, nel suo piccolo, è un esercizio che va in quella stessa direzione. Ma forse è uno sforzo vano, vista la disparità (anche economica) delle forze in campo.

Danilo Baratti, portavoce dei Verdi di Lugano, membro del Comitato di opposizione al PSE del Municipio

Nel pdf, con la mia opinione, la risposta del giornale.