Martedì, 27 Gennaio 2009 17:07

Lugano: gli anarchici al Centro esposizioni (2009)

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Sul controverso «progetto Botta» per il Centro esposizioni, poi respinto in votazione popolare

Tra le canzoni del passato che potremmo definire «di protesta», alcune hanno raggiunto una notorietà tanto vasta da essere ancora vivamente presenti nel patrimonio comune contemporaneo una è certamente This land is your land di Woody Guthrie, spesso definita «l’inno americano folk», cantata l’altro giorno in onore del presidente Obama. In questo caso la popolarità della canzone è stata favorita da una certa genericità del testo: nato come reazione a un patriottismo conservatore e dolciastro, nella sua versione finale è una vaga celebrazione, adatta a tutti gli usi, del rapporto tra l’americano e la sua terra.

In altre canzoni altrettanto popolari la precisione dei riferimenti impedisce ogni stiramento interpretativo. È il caso di Addio, Lugano bella, composta in carcere a Lugano dall’anarchico italiano Pietro Gori, nel 1895. In quell’anno, su pressione del governo italiano, Gori e altri anarchici vengono espulsi dal territorio svizzero senza nessuna imputazione precisa. I versi della canzone sono chiari e non lasciano spazio a fraintendimenti. Basta ricordarne due: «Scacciati senza colpa gli anarchici van via» e «O Elvezia, il tuo governo schiavo d’altrui si rende».

Sconcerta dunque che nel progetto di inscatolamento del Centro esposizioni di Lugano (tre milioni di franchi per un ingombrante maquillage), si preveda «che una delle facciate sia decorata da un rigo musicale con le note di Addio Lugano bella» (CdT, 20 gennaio). Farà bella mostra di sé vicino alle facciate contigue, cariche di pubblicità. Lo sconcerto si trasforma in indignazione quando leggiamo, come spiegano i referendisti, che la presunta «riqualifica architettonica» è stata decisa in tutta fretta per ospitare «una nuova manifestazione del lusso, indirizzata ai soli addetti ai lavori, denominata MeetingLuxury». Poco importa se il Municipio replica che l’urgenza del progetto non va ricondotta solo all’imminenza di questo evento. Resta il fatto che l’archistar Mario Botta, autore del «non-progetto» (parole sue, a quanto pare), abbia deciso di legare le note di Addio, Lugano bella a questo tempio fieristico, specchio e fiore della Babilonia in cui ci troviamo a vivere. Botta è, se non sempre abile, certamente ardito nel giustificare anche le sue scelte più balzane, nel dare giustificazioni teoriche a ogni “segno” lasciato sul territorio, e probabilmente avrà pronunciato parole autocompiaciute anche in merito a questa impertinente citazione musicale. È ovvio che qui conta banalmente solo il richiamo promozionale alla «Lugano bella». Sarebbe del resto illusorio pretendere oggi un po’ di rispetto per il significato umano e politico di questo canto: l’orizzonte postmoderno non prevede coerenza, né senso storico, né umiltà. Solo uso e abuso. Altrettanto illusorio è immaginare che l’architetto Botta con quella sollecitazione musicale intenda far risuonare nella memoria un altro verso celebre – «repubblica borghese, un dì ne avrai vergogna» – quasi a suggerire che motivi di futura vergogna c’erano allora (la cacciata degli anarchici) e ci sono oggi. A Lugano, per limitarci agli aspetti urbanistici e architettonici, potrebbero essere la distruzione delle scuderie di Villa Ciani per la costruzione del Palazzo dei Congressi, la cementificazione del Brè, l’assurdo parcheggio sotterraneo di Piazza Castello, e molto altro. Anche il costoso scatolone, che almeno ha il pregio dell’effimero.

Mi auguro che l’8 febbraio la popolazione di Lugano respinga il credito per l’opera. Si potrà eventualmente discutere, allora, di riprodurre le note di Addio, Lugano bella in un luogo più adatto. Magari alla Stazione di Lugano, dove, a quanto pare, è stata cantata per la prima volta dagli anarchici partenti. Ma la cosa migliore è che continui a circolare nell’aria, cantata e fischiettata da chi continua a sognare una Lugano bella e accogliente per tutti, anche per coloro che non giungeranno mai al cospetto dei piazzisti di MeetingLuxury.

Danilo Baratti, Soragno

 (Lugano: gli anarchici al Centro esposizioni, «Corriere del Ticino», 27 gennaio 2009, p. 41: lettera che ha originato un bel commento di Tita Carloni, manoscritto, non pubblicato).