Mercoledì, 10 Luglio 1996 15:51

Antagonisti e socialisti (1996)

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A proposito di una breve irruzione dei giovani di Realtà antagonista in una seduta del Consiglio comunale

 Non mi ha certo stupito la reazione del sindaco Giudici di fronte alla «pacifica irruzione» dei giovani di Realtà antagonista nella recente seduta del Consiglio comunale. In queste occasioni è scontato che si gridi retoricamente allo scandalo, al vituperio delle Istituzioni, senza preoccuparsi troppo della sproporzione tra i fatti (un’interruzione di una decina di minuti) e l’enfasi della deplorazione («un’infima minoranza inqualificabile ... ha cercato di condizionare la vita della collettività, che reputa il dialogo e il convivere civile prerogative indispensabili di questa società» ... «irrompere nella sala comunale durante i lavori significa espropriare [?] la logica della democrazia»). Semmai riesce ancora a stupire, nelle dichiarazioni a caldo del sindaco - ma anche in quelle più meditate come questa - l'imperizia linguistica. Lascio questo tema a docenti di italiano in cerca di materiale per esercitazioni e passo all'aspetto della vicenda che più mi ha infastidito: le reazioni dei politici socialisti.

Mi baso su quanto pubblicato dai giornali. Baudino si affretta ad assicurare il sindaco che «gli altri gruppi che rivendicano un centro autogestito (Gas e Robin Hood in primis) non c'entrano nulla con questo episodio» (La Regione Ticino, 2 luglio). Marco Jermini vede «scavalcati i canali ufficiali entro i quali aprire e sostenere un dibattito» e denuncia la presenza di «persone estranee al contesto cittadino» (La Regione, 3 luglio). Due giorni dopo lo stesso Jermini (sempre sulla Regione), dopo aver fatto notare che si è anche spintonato un vigile (dopo i fatti del Tassino sembra una barzelletta), sottolinea che i socialisti hanno «sempre portato avanti (la causa dei giovani) con mozioni e interpellanze» E infine ecco l'accusa di strumentalizzazione, poi precisata su La sinistra: è l'ala trotzkista del PS che strumentalizza i giovani, attraverso il gruppo SUD. Quest'ultimo aspetto, legato a tensioni interne al PS, non mi interessa molto (del resto, conoscendo alcuni membri di Realtà antagonista, dubito fortemente che si lascino manovrare. Può essere vero che altri si insinuino nel loro muoversi, o si uniscano occasionalmente alle loro azioni, ma questa è un'altra cosa).

Mi preme invece sottolineare altri aspetti della reazione socialista. Innanzitutto la tendenza a dividere i giovani in buoni (affidabili, assennati, moderati) e cattivi, battendo una strada già praticata da Comunione e Liberazione e dal suo municipale leghista dopo il Tassino (vedi la trasmissione FAX, con gli interventi concertati di Salvadè e di alcuni giovani suoi collaboratori, o un volantino che circolava il giorno prima della manifestazione): lì i cattivi erano coloro che volevano «strumentalizzare» la manifestazione per rivendicare un centro autogestito, qui la divisione viene insinuata all'interno di questi ultimi. A demonizzare il manipolo di «incivili» di Realtà antagonista ci avrebbero già pensato tutti gli altri, non era necessaria la solerzia di Baudino. Che poi siano ancora i socialisti a lamentare la presenza di persone «estranee al contesto cittadino» (i classici «agitatori esterni», regolarmente notati dalla destra, in tempi più lontani, quando Jermini era piccolo, a ogni manifestazione della sinistra) è grottesco.

Un non luganese non può forse conoscere la realtà giovanile cittadina, o semplicemente farne parte? Come se l'esigenza di uno spazio autogestito dovesse riguardare soltanto i domiciliati a Lugano, quando gli stessi politici si sciacquano continuamente la bocca con il concetto di regione, di spazio transfrontaliero, eccetera. Io stesso, pur abitando in montagna, partecipo qualche volta alle serate organizzate da GAS, Robin Hood o Realtà antagonista (tra l'altro: non vi ho mai incontrato Marco Jermini, che probabilmente si occupa delle «problematiche giovanili» con lo stesso coinvolgimento con cui si occupa dell'azienda elettrica o delle fognature).

Questa vicenda, per finire, sottolinea la distanza che si è venuta a creare tra il PS e quei frammenti di realtà antagoniste (antisistemiche, refrattarie, incontrollabili) che qualche volta riescono a far sentire la loro voce. Ed è normale che quella voce non passi soltanto attraverso «mozioni e interpellanze» (anche in questo senso, credo, il socialista stonato Gerri Beretta-Piccoli ha parlato di «atto culturale importante» a proposito dell'irruzione in Consiglio comunale). È pure nell'ordine delle cose, soprattutto nell'era del Pensiero Unico, che queste voci restino isolate, le loro rivendicazioni insoddisfatte. È triste che ad affossarle contribuiscano attivamente i socialisti.

 Danilo Baratti, Breno

Breno, 6 luglio 1996

(Antagonisti e socialisti, «La Regione Ticino», 10 luglio 1996, p. 11)