Martedì, 02 Luglio 2019 20:32

Contro una città luna park (2019, 2020)

Scritto da

Osservazioni critiche sulla globalizzazione dell'intrattenimento urbano in due interventi in Consiglio comunale (2 luglio 2019, 7 luglio 2020)

1. Sulla mozione 3938 di Giovanni Albertini e cofirmatari «Una pista di pumptrack mobile per i quartieri di Lugano»

( vedi: https://www.lugano.ch/downloadCc?name=Mozione_3938.pdf&unid=91018160E0370870C125822F005DF921&type=mozioni )

 

La composizione trasversale del gruppo dei mozionanti e il rapporto unanime della commissione della gestione mi fa sentire in minoranza già prima della votazione. Io non sosterrò questa proposta. Benché il tema che stiamo discutendo possa sembrare marginale e fondamentalmente innocuo, al di là della spesa non del tutto irrilevante, ci tengo a giustificare il mio dissenso, anche perché le ragionevolissime perplessità del Municipio toccano solo alcuni aspetti, per lo più pratici, della questione.

Tanto per cominciare, non amo gli spazi di gioco e svago troppo strutturati. Se avessi dei figli auspicherei per loro ampi spazi poco organizzati in cui possano muoversi liberamente e inventarsi i loro giochi: un esercizio di fantasia che potrà essere utile anche per la vita adulta. Come ricorda il Municipio nelle sue osservazioni, gli spazi disponibili nei quartieri urbani non sono molti, e la pista di pumptrack ostacolerebbe, anche se solo periodicamente, altre possibilità di gioco, movimento e socializzazione.

Ma questa proposta va letta anche in termini più generali, come un tassello che si inserisce nelle tante proposte generate dall’entusiastica adesione del collega Albertini, che della mozione è il primo firmatario, alle più disparate attività di intrattenimento còlte qua e là nel marasma della cultura contemporanea del tempo libero. In un eclettismo postmoderno – che unisce la nostalgia per le vecchie fontane colorate a proposte di tendenza dalle denominazioni anglosassoni – immagina una città che dispensa ruote panoramiche a noleggio (interrogazione 1028), lounge bar sui tetti pubblici (mozione 3991), pumptrack al suolo (mozione 3938), Escape Room (mozione 3928) e svariate installazioni definite “funzionali e attrattive” (mozione 3979). E proprio questa sera ci troviamo sul tavolo la nuova mozione 3999 per “getti d’acqua in centro città”. Una città dell’intrattenimento diffuso, in cui imbattersi a ogni passo in qualche proposta singolare e sorprendente. Se da un lato riconosco e per certi versi apprezzo il suo slancio teso a rendere più viva e attrattiva la città, dall’altro voglio dire che la città da lui sognata per me è quasi un incubo. Ma a parte la diversa visione di come vivere una città, che sottende anche una diversa visione del mondo, siamo di fronte a un dato oggettivo: la globalizzazione e l’omogeneizzazione delle forme del divertimento e dell’uso del tempo cosiddetto libero, in cui tutte le realtà urbane e non urbane, in un gioco di concorrenza e rincorsa, tendono ad assomigliarsi e a perdere la loro specificità. È questo contesto generale che mi fa considerare negativamente la mozione. E moltiplicando a dismisura le occasioni di intrattenimento sul territorio si può creare solo una vitalità apparente, di corto respiro, e non certo quella vita sociale intensa e pulsante che a Lugano sembra mancare.

Ma ormai, cosciente di questo processo inarrestabile, sono pronto a digerire fra qualche minuto anche la pista di pumptrack. Del resto, non faccio fatica ad ammetterlo, c’è di peggio.

Danilo Baratti (Verdi), 2 luglio 2019

 

2. Sulla mozione 3928 di Giovanni Albertini e cofirmatari «L'Escape Room della Città»

( vedi: https://www.lugano.ch/downloadCc?name=mozione_3928.pdf&unid=FF6DE360CF661D6BC12581DA00297BC7&type=mozioni )

Ero già intervenuto proprio un anno fa sull’irrefrenabile propositività del collega Albertini, a cui si deve anche questa mozione. Gli ho riconosciuto, e continuo a farlo, buone intenzioni e sincero attaccamento alla città. Inoltre le sue proposte, come anche in questo caso, sono spesso sottoscritte da parecchi consiglieri comunali, quindi esprimono una sensibilità trasversale ai partiti e non riconducibile al solo promotore. Questa pioggia di idee porta ripetutamente Municipio e Consiglio comunale a occuparsi delle varie proposte puntuali. Allora si trattava del pump track (Moz. 3938), ora dell’escape room, più tardi (se ce la facciamo) dei getti d’acqua (Moz. 3999), e in una prossima occasione di un lounge bar rooftop (Moz. 4085). In questo caso abbiamo un rapporto commissionale negativo e delle osservazioni del Municipio possibiliste, che suggeriscono anzi di procedere con un periodo di prova.

Come avevo fatto notare nel luglio scorso, le singole proposte – «còlte qua e là nel marasma della cultura contemporanea del tempo libero» – si possono coerentemente fondere in una visione della città come luogo di intrattenimento diffuso, una sorta di luna park permanente. È una visione che mi sgomenta, ma lasciamo pur perdere per un attimo la mia opinione. Se c’è una matrice coerente delle proposte, e in fondo c’è, dovrebbe esserci anche una risposta complessiva su questo indirizzo. Perché qui non si chiede semplicemente alla città di sostenere in qualche forma iniziative private in tal senso, ma di farsene attiva promotrice. Eventualmente – visto che qui si tende a procedere per poli – la città potrebbe pensare anche a un “polo sparpagliato dello svago istituzionale” in cui considerare le varie idee (già solo nell’elenco riportato dal Messaggio municipale per il Masterplan del lungolago e centro, che avete votato in giugno, si trovano almeno quattro mozioni riconducibili a questa tipologia). Mi risulta che già ce ne siano alcune, in Ticino, di escape room, una anche a Lugano: è ragionevole che sia ora la città stessa a promuoverne un’altra? (Se lo chiede anche il rapporto della gestione). La risposta, dicevo, andrebbe elaborata all’interno di un progetto complessivo e non prendendo di volta in volta quel che salta fuori estemporaneamente dall’inesauribile cappello albertinesco.

Tornando ora al mio giudizio, nell’insieme di queste proposte vedo una rincorsa alle forme, spesso effimere, del divertimento globalizzato dell’industria turistica, con la conseguente omogeneizzazione di tutti i luoghi, resi simili e intercambiabili. Qualunque sia la città, ecco lì dietro l’angolo una ruota panoramica, una finta spiaggia, un gioco d’acqua, un escape room. E lì vicino – a fare da specchio alimentare a questa offerta di intrattenimento – un Macdonald, uno spaccio di sushi, una pizzeria dozzinale, un kebab (se va bene rimane, a dare l’idea del territorio, una montagna sullo sfondo: il San Salvatore invece del Tibidabo o del Vesuvio).

Per finire c’è però il rischio che il turista (ma soprattutto l’abitante), invece di cercare l’uscita dall’escape roomcerchi affannosamente, e senza neppure tentare di risolvere gli enigmi, l’uscita dalla città.

Danilo Baratti (Verdi), 7 luglio 2020