Mercoledì, 01 Settembre 2021 09:59

Stop F-35! Scegliamo noi? (2021)

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 Frammenti di dibattito intorno alla nuova iniziativa

 

(articolo pubblicato su «Nonviolenza», n. 44, settembre 2021, pp. 16-17)

 

«Buongiorno … Nell’autunno 2020 la popolazione svizzera ha accolto l’acquisto di nuovi aerei da combattimento a strettissima maggioranza (solo 4'258 voti di differenza). Il risultato mostra chiaramente come la popolazione svizzera resti molto diffidente di fronte a questo acquisto. Eppure il DDPS ha continuato il processo di valutazione senza batter ciglio. (…) Questa estate vedremo infine quale modello di aereo da combattimento è stato scelto. Stiamo sul chi vive: se la procedura di acquisto mostra delle irregolarità o se la scelta si indirizza verso un modello statunitense, lanceremo un’iniziativa popolare per impedire l’acquisto di questi aerei da combattimento di lusso. Sarai con noi?»

Così si leggeva in una comunicazione inviata in maggio, via e-mail, dal Gruppo per una Svizzera senza esercito, accompagnata da un “pulsante” rettangolare giallo: VI AIUTERÒ!

Un militante romando della prima ora ha risposto: «Ma sarei contrario anche se non fossero né troppo cari, né yankee, né sovradimensionati. Il Gsse è stato fondato per abolire l’esercito, non per scegliere un aereo da combattimento… Dunque non vi aiuterò».

Comincia così uno scambio sul quale ci appoggiamo per entrare nel merito di questa nuova iniziativa proposta da PS, Verdi e GSse. Come ormai sappiamo, la scelta del DDPS è caduta effettivamente sul “gioiello” (capita spesso di leggere anche questo!) dell’aeronautica militare americana, e quindi la macchina dell’iniziativa popolare si è messa in moto. Del resto un’iniziativa del genere era stata “promessa”, dalle stesse organizzazioni, proprio all’indomani della risicatissima votazione del 27 settembre 2020.

Vediamo come ha replicato uno dei fautori dell’iniziativa: «Evidentemente nel GSse nessuno pensa che gli aerei da combattimento europei – o di qualsiasi zona del mondo – siano più accettabili dei caccia americani. Ma il fatto è questo: il 27 settembre ci sono stati il 49,9 per cento di voti contrari all’acquisto degli aerei, quando il DDPS ne ha fatto un dibattito sull’esistenza stessa delle forze aeree e dell’esercito in generale. Che fare? Ecco la domanda che ci siamo posti, naturalmente nella prospettiva di andare verso un rafforzamento del movimento antimilitarista e verso l’abolizione dell’esercito. Non fare più niente contro gli aerei da combattimento (…) implicava che gli aerei, vero simbolo del militarismo svizzero, sarebbero stati acquistati tranquillamente». Bisognava continuare a opporsi agli aerei da combattimento – e qui sintetizzo quanto scrive il giovane militante – ma un’iniziativa contro ogni progetto di acquisto avrebbe prestato il fianco alla critica, nell’ottica del rispetto del risultato delle urne, e avrebbe ottenuto un risultato certamente inferiore a quello di settembre. Da un punto di vista strategico è sembrato meglio promuovere un’iniziativa esclusivamente contro gli aerei americani: se il Consiglio federale si fosse orientato verso un aereo europeo (il che, come sappiamo non è avvenuto), avremmo potuto presentarlo come un nostro successo, «migliorando ancora il nostro rapporto di forza e sottolineando la necessità di procedere nella lotta» Se invece il Consiglio federale si orienta verso un aereo americano, con l’iniziativa avremmo «possibilità non così remote di vittoria, impedendo ancora una volta l’acquisto di un aereo da combattimento, ciò che costituirebbe un grande risultato per noi e una pesante sconfitta per l’esercito».

Al che il vecchio militante ha replicato: «Non è in termini tattici (non strategici: non sei il solo a confondere allegramente tattica e strategia) che si può vincere una battaglia come quella per l’abolizione dell’esercito e di tutto il sistema che esso rappresenta. Imporre una sconfitta al Consiglio federale sull’aereo americano? E in cosa ci farebbe progredire verso l’abolizione dell’esercito? In che senso sarebbe “una pesante sconfitta per l’esercito”, visto che una buona parte dei favorevoli all’acquisto si oppongono ai velivoli USA?».

Il giovane militante, dopo aver ribattuto su vari punti (anche su alcuni che ho tralasciato), conclude: «No, buona parte dei favorevoli non si oppongono agli aerei statunitensi. Si tratta di una piccola minoranza. E una vittoria contro gli aerei da combattimento americani equivarrebbe a mettere in scacco il progetto Air2030».

Lo scambio, che ho ripreso solo in parte, mette bene in evidenza due sguardi diversi. Non è la prima volta che iniziative proposte dal GSse producono, al suo interno, un acceso dibattito. Già il lancio dell’iniziativa Stop F/A-18 (poi bocciata il 6 giugno 1993 dal 57,2% dei votanti) aveva generato qualche dubbio in alcuni antimilitaristi che avevano partecipato attivamente alla storica campagna per l’abolizione dell’esercito del 1989, e ciò per il carattere parziale dell’obiettivo, che toccava solo un settore dell’esercito per un tempo limitato: come ha sintetizzato più tardi uno di loro, «l’iniziativa non  proponeva l’abolizione dell’esercito ma un esercito senza nuovi aerei» («Una Svizzera senza esercito», n. 22, aprile 1997, p. 5).

Anche la seconda iniziativa per l’abolizione dell’esercito (respinta nel 2001) aveva fatto storcere il naso a una parte degli antimilitaristi, soprattutto perché lasciava aperta una porta, benché stretta, alla partecipazione a missioni all’estero di mantenimento della pace, anche armate (sul dibattito interno si possono leggere i numeri 19-22 di «Una Svizzera senza esercito»).

Ricordo infine l’iniziativa per l’abrogazione dell’obbligo di servire, lanciata nel 2010 e respinta nel settembre del 2013. È stato proprio il primo numero di «Nonviolenza» (dicembre 2010) a ospitare due posizioni diverse sul tema e a riprendere il dibattito a votazione avvenuta (n. 12, dicembre 2013). La posizione più scettica in quel caso era la mia, e riprendo un paio di passaggi che possono in un certo senso valere anche per l’attuale iniziativa: «In ogni caso si discuterà di “che esercito vogliamo” e non di “che alternativa non militare possiamo immaginare”» (2010). E nel 2013, a campagna avvenuta: «Da una parte una massa vociante e isterica di difensori dell’esercito, dall’altra persone che, imprigionate in una tela di ragno che essi stessi avevano costruito con un’iniziativa ambigua, non potevano portare i loro argomenti in favore di un orientamento radicalmente diverso, ma si limitavano a evidenziare l’obsolescenza dell’obbligo di servire, la sua antidemocraticità, perfino il dimorfismo sessuale che lo caratterizza. I fautori di una Svizzera senza esercito (e di un mondo senza eserciti) si sono quindi privati della possibilità di portare avanti il proprio discorso, spingendo però la controparte a toccare quel terreno su cui loro non si volevano addentrare».

È il rischio a cui si va incontro oggi, e a maggior ragione, con un’iniziativa che chiede di inscrivere nella Costituzione che la Svizzera per qualche anno non possa comprare aerei da combattimento statunitensi. Non ci si domanderà se la Svizzera deve avere un esercito, o perlomeno se deve avere degli aerei da guerra, ma se quelli americani sono proprio gli aerei giusti per la Svizzera. O almeno questo è il problema che finiranno per porre i difensori dell’iniziativa, mentre gli avversari riprenderanno, più liberamente, il solito discorso sugli estremisti che vogliono indebolire la Svizzera abolendo l’esercito poco a poco, tappa dopo tappa, fetta dopo fetta. E “noi” a dire che no, che l’iniziativa è solo contro l’acquisto di aerei americani? Che sarebbe invece ragionevole acquistare l’Eurofighter o il Rafale? Siamo dunque chiamati a scegliere un aereo da guerra? Per quanto apparentemente simile, l’iniziativa «Stop F/A-18» del 1993 poneva la questione in termini decisamente diversi. Il testo era limpido: «Fino al 2000, la Confederazione si astiene dall'acquistare nuovi aviogetti da combattimento». Ogni aviogetto.

Ma ormai, come si dice da più di duemila anni, il dado è tratto. L’iniziativa è lanciata, la raccolta di firme sta partendo e non c’è da dubitare che riuscirà abbastanza facilmente. 

Se accolta in votazione sarà sì «una pesante sconfitta per l’esercito» ma non è detto che porterà a «un rafforzamento del movimento antimilitarista». Difficilmente andrà «verso l’abolizione dell’esercito».