Mercoledì, 11 Maggio 2016 08:28

L’Eden alla soglia della povertà (2016)

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Una risposta a Carlo Lottieri sul reddito di base incondizionato

Un «Eden ozioso» vicino alla soglia di povertà

Sono favorevole all’iniziativa per un reddito di base incondizionato che voteremo il 5 giugno. Riconosco che non mancano elementi di perplessità degni di essere discussi, tanto più che si tratta di una proposta che richiede un cambio di paradigma nel nostro modo di concepire il lavoro, il reddito e la società nel suo insieme. 

Carlo Lottieri, in un’opinione apparsa sul «Corriere del Ticino» il 6 maggio («L’idea infantile di un Eden ozioso») esce però completamente dai binari di un dibattito razionale. Che i liberisti a oltranza rifiutino la proposta di un reddito di base incondizionato (o reddito di cittadinanza, o allocazione universale) non sorprende. È del tutto logico che ne siano profondamente disturbati. Ma è sbalorditivo che si arrivi a dire, come fa Lottieri, che «la conseguenza più drammatica di un reddito di cittadinanza è che esso dissolverebbe la base della convivenza civile: e cioè la proprietà». Se questa affermazione balzana avesse un senso, bisognerebbe subito insorgere pure contro l’AVS che costituirebbe anch’essa, nel suo piccolo, un subdolo attentato alla proprietà privata e una pericolosa crepa nell’edificio della sana convivenza civile: in barba al criterio di «mio» e «non mio» chiamato in causa da Lottieri, l’AVS distribuisce infatti una stessa somma a chiunque abbia raggiunto l’età canonica, indipendentemente dal reddito, da quanto possegga, da quanto abbia dato.

A Lottieri poco importa che la proposta del reddito di cittadinanza cada in una fase storica segnata da profonde trasformazioni dei processi produttivi, dagli effetti collaterali della globalizzazione e della deregolamentazione selvaggia, dalle delocalizzazioni, dalla robotizzazione di molte attività, da tante altre cosette che fanno sì che molte vite di fatto siano ormai sganciate del lavoro salariato. Che buona parte dei giovani il lavoro non lo trova, come non lo troveranno più i cinquantenni licenziati. Che il lavoro, quando c’è, è sempre più precario, sottopagato, camuffato da stage e quindi gratuito, eccetera eccetera. Che siamo in un’epoca caratterizzata dal crescente divario tra chi ha e chi non ha (risorse e lavoro), dai superstipendi dei manager, da una scandalosa ingiustizia economica su scala locale e planetaria, dall’esclusione di sempre più persone dalla possibilità di una vita dignitosa. Problemi, questi, a cui l’iniziativa cerca di dare una risposta, almeno nella ricca Svizzera, immaginando un’altra forma di redistribuzione del reddito sociale. Eh certo! A disturbare gli idolatri del liberismo integrale è proprio l’idea stessa di una redistribuzione che vada oltre la relazione privata tra imprenditore e lavoratore, legata alle sole dinamiche del libero mercato.

Quanto a chi non ce la fa proprio a campare, a chi patisce «drammi sociali come le malattie croniche o l’emarginazione», Lottieri ci spiega che oggi può almeno può contare sulla solidarietà altrui, mentre «l’idea di un assegno universale spegnerebbe la solidarietà volontaria». Evidentemente gli sfugge che proprio le attività di volontariato – sociale, culturale, ambientale – troverebbero nuova linfa in una condizione di vita parzialmente sganciata dal lavoro salariato ma sostenuta da un reddito minimo su cui poter contare.

Ma non è finita. Secondo lui l’iniziativa, oltre a colpire la proprietà, nasce da una «sopravvalutazione – tipica del nostro tempo, dominato dalla cultura ecologista – delle risorse naturali». L’affermazione che il nostro tempo sia «dominato dalla cultura ecologista» illustra bene la dimensione delirante (nell’accezione di delirio come «stato di profondo turbamento che induce a dire o fare cose assurde e insensate», Zingarelli 2014) delle argomentazioni di Lottieri. Ma in che mondo vive? Fosse vero! È invece vero che sono proprio gli ambienti ecologisti a sostenere con maggior convinzione questa iniziativa minoritaria (perché dà una risposta nuova e razionale, e in sintonia con la loro visione del mondo, a un problema sociale).

L’ammontare del reddito di cittadinanza proposto dall’iniziativa, si sa, è di 2500 franchi mensili. C’è chi lo trova troppo alto, solitamente in base a considerazioni legate al finanziamento (che l’insieme delle attuali forme di erogazione sociale coprirebbe in buona parte ma non completamente). Perplessità ragionevoli e meritevoli di approfondimento. Ma siamo comunque, questo è chiaro a tutti, intorno a quello che oggi è ufficialmente considerato il minimo vitale in Svizzera, siamo vicino alla cosiddetta soglia di povertà. Eppure Lottieri ritiene che quel reddito «sottrae a ognuno la responsabilità di lavorare per gli altri», al punto che poi uno potrebbe «restare tutto il giorno a dipingere e a suonare».

I datori di lavoro del signor Lottieri, università e giornali, potrebbero fargli almeno a titolo sperimentale questo immeritato favore: lasciarlo a casa, versandogli però 2500 franchi mensili, in modo che possa saggiare direttamente (e per davvero, perché agli altri tanta grazia non sarà data, visto che l’iniziativa va purtroppo verso la bocciatura) quell’ «Eden ozioso», in cui «prosperare senza faticare», garantito dal reddito di cittadinanza. Sarebbe ingiusto ma almeno potremmo vedere come questa situazione edenica, ovattata, quasi uterina, agisce sull’animo umano. Adagiato mollemente in quello stato di invidiabile prosperità Lottieri rischierebbe, come lui stesso avverte, di lasciarsi andare, di perdere ogni stimolo vitale, e magari non scriverebbe più articoli come quello che sto commentando. Dio non voglia! Alla peggio andremo a sentirlo suonare, o ad ammirare i suoi quadri.

Forse il cuore della convivenza civile sta in altro, non nella proprietà. Per esempio nel fatto che affermazioni come quelle di Lottieri, per quanto bislacche e di fatto ostili al consorzio umano, siano semplicemente discusse su un giornale e non punite con la fustigazione in piazza.

Danilo Baratti, storico

(L’Eden alla soglia della povertà, «Corriere del Ticino», 11 maggio 2016, p. 34)