Giovedì, 27 Agosto 2020 15:48

Le cerbottane inutili e gli aerei da guerra (2020)

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A proposito dell'acquisto di nuovi aerei da combattimento (e di un intervento di Tiziano Galeazzi)

Capita spesso di chiedersi, di fronte a certe uscite, se sia poi il caso di replicare, spiegare, argomentare. Questo dubbio ricorrente mi è venuto il 19 agosto, leggendo su queste pagine lo scritto di Tiziano Galeazzi, granconsigliere UDC, sull’acquisto dei nuovi aerei da guerra. A sconcertare non è la sua posizione sul decreto federale (che è legittima e comune a molti altri, quasi certamente alla maggioranza degli svizzeri) ma il discorso che ci costruisce intorno. Devo per forza citarne alcune parti (sennò magari uno non ci crede). Dopo aver detto che «socialisti, verdi e scalmanati di varie categorie anti Esercito (...) vorrebbero una Svizzera senza difesa nazionale», scrive: «Mi chiedo perché mai non abbiano il benedetto coraggio di lanciare un’iniziativa popolare e chiedere al popolo svizzero se desidera ancora avere un Esercito (...). Ma fatelo diamine! Così una volta per tutte sapremo da che parte starà il popolo sovrano che sarà chiamato ad esprimersi». Posta da un politico di una certa età questa domanda è stupefacente. Infatti Galeazzi aveva già 22 anni (e quindi il diritto di voto, che allora si acquisiva a 20) quando nel 1989 si è votato sull’iniziativa «Per una Svizzera senza esercito», con il risultato sorprendente di un 36.5% di sì. E ne aveva qualcuno in più quando, nel 2001, si è votato sulle iniziative popolari «Per una politica di pace credibile e una Svizzera senza esercito» e «Per un servizio civile volontario per la pace», entrambe respinte (21,8% e 23,2% di sì). Quindi il «coraggio» invocato da Galeazzi c’è stato. Strano che la cosa gli sia fuggita, visto che il tema non è certo stato tra i meno dibattuti (o combattuti, come forse direbbe lui). È evidente, da quei risultati, che il popolo svizzero non intende rinunciare all’esercito (e neppure al principio della milizia, visto che nel 2013 ha respinto anche l’iniziativa «per l’abrogazione del servizio militare obbligatorio» con il 73,2% di no). Quindi sappiamo già «da che parte sta il popolo sovrano», o meglio la sua maggioranza. Ma dov’eri, caro Tiziano?

Per venire alla votazione del 27 settembre, essa tocca invece, come è avvenuto altre volte nell’ultimo trentennio, solo un preciso oggetto, che fa discutere già solo per l’entità dell’investimento: l’acquisto di nuovi aerei da combattimento. Su questo tema ci sono tre precedenti. L’iniziativa «Stop F/A-18» del 1993 (respinta dal 57,2% dei votanti), l’iniziativa per una moratoria nell’acquisto di aerei da guerra fino al 2020, depositata nel 2009  e poi ritirata in seguito a un cambiamento di strategia del governo, e infine la votazione sul fondo d’acquisto per i Gripen respinto nel 2014 con il 53,4% di no. Nella coalizione multicolore contro i Gripen c’era anche l’UDC, il che dovrebbe portare Galeazzi ad ammettere che è pur lecito discutere un singolo investimento militare senza necessariamente voler smantellare l’esercito.

A un certo punto Galeazzi si lancia anche in un’incursione antropologica, affermando che «perfino i Paesi più remoti del mondo, spersi nelle foreste pluviali, hanno i loro guerrieri, con arco, frecce e cerbottane...». Forse uno sguardo più attento alla realtà delle popolazioni (non «Paesi») che vivono nella foresta pluviale aprirebbe gli occhi sui veri pericoli a cui devono far fronte oggi (distruzione dell’habitat, espropriazione delle risorse, mutamenti climatici, epidemie...) e suggerirebbe altri parallelismi. I loro archi e le loro cerbottane sono del tutto inutili di fronte a quelle minacce (e non servono nemmeno più per cacciare, in un ambiente alterato e devastato). La loro obsolescenza non è tecnologica ma in primo luogo “funzionale”. E i nostri famosi aerei? Ci proteggono da che? Non siamo un po’ nella stessa condizione?

In ogni caso, che il no prevalga o resti minoritario, coloro che lo esprimeranno saranno semplicemente cittadini che valutano diversamente i pericoli del nostro tempo, il modo di affrontarli (e quindi il concetto di «difesa») e l’uso dei soldi pubblici. Non «scalmanati», ma una frazione significativa del «popolo svizzero». Che poi all’interno di questa ci sia una minoranza che osa anche immaginare un futuro senza eserciti – in cui altri siano gli strumenti per affrontare rischi, minacce e conflitti – non mi sembra affatto un male.

Danilo Baratti, consigliere comunale per i Verdi a Lugano

 

Le cerbottane inutili e gli aerei da guerra, «Corriere del Ticino», 27 agosto 2020, p. 13.