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Giovedì, 19 Giugno 2008 19:21

Due scritti in memoria di Giorgio Canonica (2007, 2008)

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Un ritratto in due tappe del militante e deputato verde

1. In morte di Giorgio Canonica

 

Giorgio Canonica, originario di Bidogno dove risiedeva, è nato nel 1940. Negli anni Sessanta ha studiato storia e francese nelle università di Ginevra e Friborgo, affiancando agli studi l’impegno politico nelle fila di Gioventù socialista, di cui ha presieduto la sezione ginevrina. Dopo un nuovo ciclo di studi in scienze dell’educazione è tornato in Ticino. Ha insegnato storia e francese nelle scuole cantonali dal 1970 al 1991. Al rientro in Ticino si è iscritto al Partito socialista autonomo, di cui è stato anche membro di direzione, ma dopo una decina di anni l’ha abbandonato ritenendolo «troppo poco ecologista e troppo poco autogestionario». È stata la prima tappa di un percorso che l’ha portato a essere una figura centrale nella laboriosa evoluzione del movimento verde ticinese. Nel 1985 ha contribuito, con Rinaldo Bianda e altri, alla fondazione del Movimento ecologista ticinese MET-I Verdi, di cui è stato vicepresidente. Dopo la scissione del MET (1990) è stato attivo nel movimento Svolta ecopolitica (SVEPO) e nel 1994, quando gli ecologisti ticinesi si sono riunificati, è diventato portavoce del partito dei Verdi, di cui è stato coordinatore e curatore del mensile Naturalmente Verdi. Deputato in Gran Consiglio dal 1995 a oggi, è stato membro di varie commissioni parlamentari. Tra i molti impegni nell’ambito di varie associazioni, va ricordato in particolare il suo ruolo nella Fondazione per la rinascita di Chiesso/Ces (il monte sopra Chironico, restaurato e gestito con scopi ecologico-culturali-sociali) e nella condotta ticinese di Arcigola Slow Food, sezione del movimento internazionale Slow Food, da lui creata e presieduta per anni. 

In lui si congiungevano disincanto e ottimismo: forse per questo ha continuato a credere, anche nei momenti più convulsi della breve storia dei verdi ticinesi, alla possibilità di un consolidamento del partito. Gli ultimi anni gli hanno dato ragione. Diceva di se stesso, e l’ha confermato nell’ultima sua intervista, “non sono tanto pratico, mi occupo di filosofia”. In realtà la sua predilezione per le elaborazioni teoriche del movimento ecologista non gli impediva di essere attivissimo sui temi concreti, sia in parlamento che fuori. Lontano da un ambientalismo timido e rappezzatore, ha sempre cercato di portare all’interno dei verdi una riflessione sui fondamenti di una vera svolta ecopolitica, necessaria al superamento delle devastazioni ambientali e sociali insite nel sistema capitalistico. Temi come la decrescita o la sovranità alimentare sono entrati nel programma dei Verdi grazie alle sue letture, che in parte confluivano nella sua Gazzetta Verde on-line. I suoi interventi, soprattutto quelli scritti, erano mordaci e sposavano ironia, critica politica e cultura ecologica. A volte le sue posizioni non erano condivise dalla maggioranza del partito, ma costituivano per tutti uno stimolo e un orizzonte con cui confrontarsi. Per i Verdi la perdita di Giorgio Canonica sarà, anche per questo, irreparabile.

Danilo Baratti

16 dicembre 2007

 

(pubblicato sul vecchio sito dei Verdi, non più consultabile; questo testo è poi stato pubblicato in francese su «Bulletin vert» del gennaio-febbraio 2008, firmato da Melitta Jalkanen e Sergio Savoia in quanto coordinatori dei Verdi)

 

2. Ricordando Giorgio Canonica

Nel corso dell’ultima assemblea a Balerna, i Verdi hanno voluto ricordare Giorgio Canonica, non con il rituale minuto di silenzio ma con l’ascolto di «The times they are a-changin’» di Bob Dylan. Il destino ha voluto che Giorgio morisse di cancro alla vigilia del quarantennale del Sessantotto e che noi ci si trovasse a ricordarlo in assemblea proprio nel maggio del 2008. In questo contesto ci è sembrato naturale ricorrere alla canzone dylaniana che più di ogni altra incarna lo spirito di quel periodo di speranza e trasformazione. Giorgio ricordava e rivendicava spesso la sua appartenenza alla generazione del Sessantotto: in quell’anno, già ventottenne, presiedeva la sezione ginevrina della Gioventù socialista. Ma al di là dell’«esserci stato», Giorgio è stato fino alla sua morte un figlio del Sessantotto nelle sue convinzioni e nel suo agire politico. Vogliamo sottolineare almeno tre aspetti che rimandano a quelle radici. Il primo è il desiderio insopprimibile di cambiare il mondo, di cercare costantemente percorsi che portino al superamento della società capitalistica: ingiusta e intrinsecamente violenta. La seconda è la capacità di liberarsi dei vecchi schemi che ostacolano questa ricerca: così, come negli anni Sessanta è passato dalla «vecchia» alla «nuova» sinistra (partecipando tra l’altro alla fondazione del Partito socialista autonomo nel 1969), è stato pronto a cogliere, qualche anno più tardi, l’urgenza di una svolta eco-politica, diventando protagonista della nascita dei Verdi ticinesi. Il terzo aspetto che rimanda al Sessantotto è quello dell’antiautoritarismo e dell’autogestione. Chi l’ha conosciuto sa che in certe occasioni poteva essere tanto perentorio da apparire autoritario, ma nella sua concezione dell’organizzazione politica, l’assemblearismo e l’orizzontalità delle strutture avevano un ruolo centrale. Il principio dell’autogestione era anche al centro della sua visione pedagogica (dopo storia e francese, negli anni Settanta aveva studiato pedagogia, e da pensionato gli piaceva definirsi «enotecario e pedagogista»).

In questo 2008 si festeggia pure un altro anniversario: il ventesimo di Slow Food Ticino. Anche qui c’è lo zampino di Giorgio, fondatore nel 1988 della sezione ticinese (e poi svizzera) della nota associazione ecogastrosofica mondiale. Per Giorgio non si è certo trattato di quell’edonistico passaggio «dalle barricate alle barriques» che ha caratterizzato alcuni ex-sessantottini, ma di una nuova scelta di impegno per un mondo migliore, più conviviale e più giusto. Basti pensare al tema della sovranità alimentare su cui insisteva quando si discuteva il programma dei verdi e che è quanto mai attuale di fronte alla sconcertante tendenza all’aumento dei prezzi alimentari e della fame nel mondo. Accompagniamo quindi questo rapido ricordo di Giorgio con un recente articolo di Carlo Petrini, presidente di Slow Food, che affronta proprio questi temi.

Danilo Baratti

19 giugno 2008

(pubblicato sul vecchio sito dei Verdi, non più consultabile)