Sabato, 05 Aprile 2014 12:31

In merito alla riconferma del coordinatore (2014)

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Intervento all'Assemblea dei Verdi del 5 aprile 2014

In merito alla riconferma del coordinatore

Ho già detto che nella recente campagna sull’iniziativa «contro l’immigrazione di massa» Savoia ha proposto un agire politico dagli ingredienti decisamente populisti: il continuo porsi come unico vero interprete del popolo ticinese (la sua comunità organica di riferimento) e un atteggiamento aggressivo, sprezzante e apertamente offensivo nei confronti di chi ha opinioni diverse (che automaticamente diventa, in questa semplificazione binaria, nemico del popolo). Anche nelle uscite polemiche contro i dissidenti del partito, usa semplificazioni strumentali, ripetute fino alla noia, che sa benissimo essere false: quelli che vogliono occuparsi solo dei rospi, quelli che vogliono fare i servi del PS... (e chi li ha mai visti?).

Nei suoi recenti interventi si trova sì qualche dato, qualche ragione, ma soprattutto invettive e attacchi personali. Non confronti di opinione, ma dileggi e insulti (non mi attardo a fare esempi: ho scritto a proposito un articolo sulla rivista Verifiche, uscito in questi giorni). Con i suoi toni populistici, il coordinatore ha di fatto impegnato il partito su quella strada. Ci va bene? Vogliamo affermarci in quel modo? Con quegli strumenti? Con quegli argomenti?

Ovviamente il coordinatore non è un ingenuo, anzi è abile e accorto. Il suo progetto politico, più volte teorizzato, è di sottrarre alla Lega, in questa fase di riassestamento del quadro politico cantonale, una parte dei suoi elettori. Se poi perde per strada qualche persona, come me e qualche altro, è convinto che saranno in molti di più a seguire il pifferaio verde. Vedremo. In ogni caso lo sta facendo molto bene: usa un linguaggio e cavalca dei temi molto efficaci allo scopo. Chi ha dato un’occhiata al suo blog, commenti compresi, lo sa bene.

Il problema è che cosa stanno diventando i Verdi del Ticino. Savoia ripete che i valori restano saldamente quelli a cui ci si è riferiti fin qui. Io non credo. Utilizzare quello “stile politico” implica di fatto una mutazione non solo del linguaggio, ma anche del discorso. I contenuti non vivono indipendentemente dallo stile politico, ma ne sono forzatamente condizionati. E una strategia politica orientata in primo luogo alla massimizzazione del consenso popolare incide necessariamente sulla gerarchia dei temi e dei valori.

A me pare, per finire, che Savoia stia diventando vittima di se stesso, della sua smisurata ambizione politica. Si propone come l’unico in grado di «proteggere il popolo ticinese». Anche per questo, dice, non ha tempo da perdere in questioni interne al partito, come quelle che stiamo discutendo qui vanamente. Il suo destino è altro, immane e nobilissimo: riscattare i ticinesi ripetutamente vessati dai centri di potere d’oltralpe e d’oltreconfine, di cui tutte le altre forze politiche sono un perfido strumento. Una bella storia. Da alcuni recenti atteggiamenti ho l’impressione che cominci a crederla davvero, e questo non solo mi preoccupa ma mi fa paura. Sarà una mia deformazione professionale, quella di guardare un po’ anche agli esempi del passato, ma quando qualcuno comincia a pensare di essere l’uomo della provvidenza, l’indispensabile conducator in sintonia col suo popolo vilipeso dalla storia, mi tremano le gambe. È vero che per ora, più che a unificare il popolo ticinese è forse riuscito a unificare l’opposizione interna al suo partito. Ma questo agire politico potrebbe portare a ben altri danni. Chiudo qui. Se questa strada oggi verrà confermata, io non vi seguirò. Mi pare ovvio. 

Lo so: è un intervento che rivela la mia appartenenza, per riprendere le categorie di Savoia, a quegli intellettuali prezzolati tutti svenimenti e mossette, e col culo al caldo, che non capiscono i veri problemi della gente. Infatti sono sul libro paga del PS, dei liberali, dell’ordine dei Rosacroce, della RSI, del Consiglio federale e di tutti gli altri nemici di Sergio Savoia e del popolo ticinese. E sono venuto qui a fare la mia marchetta, come scrive il coordinatore quando qualcuno dei miei simili si permette di criticarlo.

Danilo Baratti, 5 aprile 2014

(intervento all’Assemblea dei Verdi tenutasi il 5 aprile 2014 a Bellinzona. Per finire mi pare di non aver letto la nota in corsivo, troppo complessa e allusiva in quel contesto)