Giovedì, 19 Novembre 2015 13:27

La linea dell'Orizzonte (2015)

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Precisazioni sulla natura di Orizzonte verde

La linea dell’Orizzonte

Ho letto le interviste, uscite sul «Corriere del Ticino» il 12 e 13 novembre, all’aspirante coordinatrice dei verdi Michela Delcò Petralli e alla non più candidata Tamara Merlo. Gli accenni a «Orizzonte verde», di cui faccio parte, e alcuni altri passaggi mi spingono a un paio di precisazioni e considerazioni.

Delcò Petralli conclude così: «Per ora i promotori di ‘Noi’ e ‘Orizzonti Verdi’ non intendono proporre candidati, almeno così mi dicono». È del tutto naturale che «Orizzonte verde» (al singolare) non proponga candidati perché, come abbiamo fatto presente annunciandone la nascita, «questo gruppo non vuole porsi come una corrente del partito, ma come una comunità critica che ne sta al di fuori e può riunire persone tuttora attive nei Verdi, persone che lo sono state, persone che non hanno mai avuto nulla a che fare con i verdi istituzionalizzati». OV è l’espressione di un gruppo di persone che si riuniscono da qualche tempo e che, intenzionati a tornare a fare politica assieme fuori da un soffocante contesto partitico, hanno voluto formalizzare la loro esistenza con quel nome. I membri di OV, non fosse che per la loro passata esperienza nei Verdi, seguiranno certo con attenzione i tentativi di rilancio del partito, ma senza interferirvi come gruppo. Chi è rimasto iscritto al partito, valuterà se e come partecipare all’assemblea del 28 novembre, chi invece lo ha lasciato se ne starà ancora lontano. Tutt’al più potranno essere le opinioni espresse da OV su qualche tema di comune interesse a produrre eventuali interazioni tra il gruppo apartitico e il partito dei Verdi.

Stando alle domande del giornalista e a qualche risposta, «Orizzonte Verde» e «Noi» vengono percepite come formazioni simili e specularmente contrapposte. Contrapposte ovviamente sì, visto che chi appartiene a OV è uscito dal partito o se ne è messo ai margini nell’ultimo biennio, a causa della linea e dei metodi di Savoia e dei suoi sostenitori. Simili certamente no, visto che “Noi”, la cui natura equivoca è già stata rilevata da più parti, nasce da un gruppo di persone che ricoprono cariche importanti all’interno del partito e presenta un evidente potenziale secessionista (con un buon risultato di Savoia al ballottaggio, non mi stupirebbe una rottura già nel corso di questo mese).

Ci sarebbero molte cose da commentare in quelle due interviste, troppe. Per brevità riprendo, di Delcò Petralli, un paio di affermazioni. La prima – «Sergio non era solo (...) se abbiamo sbagliato l’abbiamo fatto in molti, me compresa» – mi sembra vera e importante: non si può concentrare tutta la critica, e la correlata speranza di cambiamento, su una sola persona, per quanto determinante. La seconda, riferita invece a Gysin e Savoia – «i loro dissapori fanno parte del passato che ci siamo lasciati alle spalle» –, suscita perplessità, sia perché lascia credere che si tratti più di «dissapori» personali che di posizioni politiche diverse, sia perché sembra voler archiviare troppo allegramente un passato – quello della gestione Savoia – su cui bisognerebbe invece riflettere a lungo. A maggior ragione se l’intento è quello di «traghettare i Verdi fuori dalle acque agitate in cui si trovano».

Quanto all’intervista alla Merlo, dal titolo perfetto (difficile essere più antipatici), se ne potrebbe salvare – tra veleni e difese preventive – solo l’appello ad affrontare apertamente le divisioni intorno alle opzioni politiche. Ma se è questo che si voleva, come mai il triumvirato dirigente ad interim, di cui fa parte la stessa Merlo (a quel momento candidata “naturale” alla successione di Savoia), ha convocato l’assemblea di sabato 28 solo per le 11 – con tanto di saluti, approvazione dei conti eccetera? Si pensava forse a una pura formalità? A un trapasso rapido e indolore dopo un simile disastro?

Danilo Baratti 

Membro di Orizzonte verde

(La linea dell’Orizzonte verde, «Corriere del Ticino», 19 novembre 2015, p. 34)