Mercoledì, 01 Giugno 2005 19:54

Le feste politiche degli anni Settanta-Ottanta (2005)

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Tra dibattiti, canzoni "impegnate" e polenta taragna

Le feste politiche degli anni Settanta-Ottanta

 

«Un concerto che turberà a lungo il vostro sonno»

Un'erezione, un'erezione, un'erezione
un'erezione triste
per un coito molesto
per un coito modesto
per un coito molesto
spermi spermi spermi
spermi indifferenti...

Si apre con questi versi poco militanti il concerto che i CCCP tengono la sera del 21 novembre 1986 al Mercato coperto di Mendrisio. Siamo alla «Festa del Lavoratore», cioè del settimanale del Partito del lavoro. L'URSS regge, Cuba non è ancora travolta dai dollari corruttori dei turisti balneari e dei cacciatori di sesso a buon mercato. L'orizzonte può ancora tingersi di rosso e il partito, che si richiama pur sempre all'esperienza sovietica, naviga con baldanzosa incoscienza nel mezzo dei terribili anni Ottanta. Ha due donne in parlamento, anche se di lì a poco una si convertirà alla socialdemocrazia.
Sul palco un «artista del popolo», in tenuta più sadomaso che operaia, e una «benemerita soubrette» accompagnano la musica assumendo posizioni statuarie che ammiccano a quadri e coreografie del realismo socialista. Giovanni Lindo Ferretti, voce del gruppo, indossa un più rassicurante impermeabile da agente del KGB, col bavero doverosamente rialzato. Sotto il palco, a cantare testi già immagazzinati nella memoria, un manipolo agitato di punk del comasco («Sbattiti fatti crepa, riempiti di borchie, rompiti le palle, cotonati i capelli, rasati i capelli, crepa, crepa, crepa, crepa» ). A una certa distanza gironzolano circospetti e probabilmente sconcertati – in completo grigio o di velluto a coste marrone – alcuni quadri del partito («Voglio rifugiarmi sotto il Patto di Varsavia / voglio un piano quinquennale, la stabilità» ): uno spettacolo nello spettacolo. Forse la frasettina che, nel programma della festa, lanciava il concerto («Per la prima volta in Svizzera un concerto che turberà a lungo il vostro sonno» ) non era del tutto iperbolica.
Si tratta del momento più audace e sorprendente della stagione delle feste politiche organizzate negli anni Settanta e Ottanta dalle testate della sinistra ticinese (parlo dei partiti alla sinistra del PST), forse reso possibile dall'abbaglio del nome (CCCP - Fedeli alla linea), che prometteva ai promotori una versione musicalmente aggiornata dell'ortodossia e non un'ambiguità incontrollabile e potenzialmente devastante (anche il silenzio sul concerto nelle cronache della festa rende plausibile questa ipotesi).
Per fortuna, sotto lo stesso tetto, la cucina dei compagni del PCI di Vimercate dispensa, coi sapori noti, normalità e certezze. La polenta taragna, soprattutto. E poi i momenti di impegno politico: lo Spazio mostra (con documentari e immagini dedicate alla Bomba), lo Spazio tenda (dedicato a sottosviluppo, con reportages su repressione, guerre locali e diritti dell'uomo), il Forum (dibattito sulle nuove forme di imprenditorialità tra utilità sociale e mercato). E film sul Cile, informazioni sul Nicaragua sandinista, un dibattito sullo smaltimento dei rifiuti. Bar, giochi, teatro comico, teatro dialettale, grande ballo tropicale, e altro ancora, dal 21 al 30 novembre. Il modello è quello della Festa dell'Unità, il giornale del PCI (e proprio in quell'anno era tornata a Milano, dopo 7 anni, la Festa nazionale dell'Unità, che aveva visto sfilare, tra dibattiti, mostre e mojitos, i Nomadi, Riccardo Cocciante, Miriam Makeba e Renzo Arbore).
La prima Festa del Lavoratore è del 1976, seguita da qualche altra e da un periodo di abbandono. Nel 1985 riprende con nuovo slancio, non più a Giubiasco ma a Mendrisio, e con una notevole partecipazione di pubblico, ben al di là delle piccole dimensioni del partito (non esagera più di tanto il segretario Gilardoni definendola «l'incontro della sinistra ticinese» ). Nel 1988 la serie si interrompe di nuovo, apparentemente per i lavori di ristrutturazione del mercato coperto. Riprenderà, rassicura il giornale: «ci stiamo orientando verso altre soluzioni (...). Sin d'ora possiamo anticipare una novità: la cucina, unanimemente riconosciuta come una delle principali attrazioni della Festa, nella prossima edizione sarà potenziata con un nuovo gruppo di cuochi che affiancheranno i famosi e apprezzatissimi compagni di Vimercate» . Ma la Festa non riprenderà.

 

«Un nuovo modo di fare cultura, politica e divertimento di massa»


Ad aprire la stagione delle nuove feste politiche era stato il PSA, nel 1975, con il Festival di Politica Nuova. «I dirigenti – annota Pompeo Macaluso – oltre che per estendere il consenso elettorale e reperire mezzi finanziari, concepirono il festival come strumento per integrare gli incentivi di identità a componente ideologica, il cui flusso, data la strategia del partito, tendeva a diminuire» . La scelta, a giudicare dalla partecipazione, dà i suoi frutti:
«L'entusiasmo militante con cui è stato seguito e vissuto lo spettacolo di canzoni politiche del gruppo di Ivan Della Mea sintetizza il successo inequivocabile del I. Festival di Politica Nuova: una adesione popolare alla prima esperienza di festa politica della sinistra ticinese, ad un nuovo modo di fare cultura, politica e divertimento di massa» .
Dimenticato il Canzoniere del Ceneri di stampo PST, abbandonato il clima da festa campestre con discorsi, queste feste politiche degli anni Settanta-Ottanta cercano di coniugare momenti di riflessione, analisi politica e mobilitazione con proposte di intrattenimento, soprattutto musicali, più vicine alla «cultura alternativa»: folk revival, compagni cantautori, cabaret politico, qualche rara apertura ai linguaggi più esplosivi delle sottoculture giovanili (vedi l'eccezione CCCP). Del resto la generazione allora alla guida di quei partiti era in buona parte cresciuta nel nuovo brodo culturale degli anni Sessanta. E così sono passati, accanto ai temi politici del momento, cantanti come Lucio Dalla e Toni Esposito (Politica Nuova, 1976), Paolo Pietrangeli (Il Lavoratore, 1985) e Pierangelo Bertoli (Politica Nuova, 1987) .
Già nel 1977, alla sua terza edizione, il Festival di Politica Nuova è «ormai diventato un appuntamento atteso e tradizionale della sinistra ticinese». L'elenco delle bancarelle – caleidoscopica vetrina dell'arcipelago della sinistra – conferma l'ampia partecipazione:
«Erano presenti al Festival bancarelle dei giornali della sinistra: Il Lavoratore, Rosso, L'Unità, Realtà nuova, Emigrazione italiana, Verifiche, Azione diretta. Diversi movimenti esponevano il loro materiale: il Movimento controinformazione sottosviluppo (MCS), il Movimento donne Ticino (MDT), il Collettivo carceri Ticino (CCT), la Federazione ticinese degli inquilini (FTI). Presenti pure i comitati Palestina, Cile, Amici della Cina, Cuba, Repubblica democratica di Corea (...). Infine gli stand di Politica Nuova, del PSA, delle Librerie alternative, di Cultura socialista» .
Come l'anno precedente, il settimanale apre un dibattito sul Festival: «occorre avere la forza e il coraggio di continuamente innovare formule e contenuti di questa manifestazione». Anche in seguito ai suggerimenti dell'unica risposta all'invito , l'edizione del 1978 sperimenta la decentralizzazione e propone un programma ancora più variato: musica da camera a Locarno (nella borghesissima sala della Sopracenerina), teatro a Biasca, canzoni popolari a Balerna, dibattiti politici, tavole rotonde e concerto finale (Yu Kung) a Lugano. Nel 1979 la nuova formula è perfezionata: viene decentrata anche la parte politica, che offre due promettenti dibattiti, sull'Indocina (a Bellinzona, con Nguyen Van Trong, Enrica Collotti-Pischel, Amedeo Sarzi-Amadé e Alberto Toscano) e sulle prospettive del socialismo in Europa (a Lugano, con Alberto Asor Rosa, Rossana Rossanda, Massimo Salvadori e Jean Ziegler). Se la parte politica è di tutto rispetto (con un terzo dibattito a Mendrisio sulle prospettive socialiste in Svizzera), la proposta musicale, benché in armonia con l'apprezzabile cucina emiliana dei compagni ferraresi, non sembra all'altezza delle edizioni precedenti: «Gli allegri romagnoli» di Ravenna. La manifestazione dà evidenti segni di stanchezza negli anni Ottanta. Basta guardare i programmi delle edizioni 1983 e 1984, assai più ridotti, per rendersene conto: qualche dibattito poco invitante, proposte culturali al ribasso o inesistenti. Il Festival di Politica Nuova giunge, nel 1987, alla sua dodicesima edizione. L'anno dopo cessa di esistere, come il PSA confluito nel PSU.
Nel maggio del 1982 anche Rosso, il mensile del Partito socialista dei lavoratori, sezione svizzera della Quarta internazionale, annuncia a tutta pagina il suo primo festival: tre dibattiti (Quale unità della sinistra? Quale rinnovamento del movimento sindacale ticinese? Per il rilancio del movimento delle donne in Ticino), un concerto con Enzo Jannacci, una giornata a cura dell'«organizzazione giovanile» del partito, La Talpa (il film Charlot à la guerre; un dibattito contro il riarmo, per la pace e il socialismo; musica con la Poca Fera jazz band). «Un successo», si legge sul numero successivo: «Il Festival di Rosso - ed è questo forse l'elemento più importante - ha permesso al nostro partito di farsi conoscere ad una cerchia molto più estesa di persone, di presentare le proprie proposte e le proprie attività. Un appuntamento dunque che bisognerà ripetere e tutti i compagni del PSL ci stanno già pensando». Ma la ripetizione non ci sarà e quel festival sarà il primo e l'ultimo. Forse anche perché la festa, nel quadro del disciplinato iperattivismo trotzkista, non può che essere un molesto momento tattico che finisce per togliere energie preziose ai militanti rivoluzionari.

 

Verso la fine allegramente


In questi anni accanto alle feste annuali dei giornali troviamo molte occasioni di festa-incontro-informazione-discussione-concerto della sinistra legate a temi specifici: il Cile, il Nicaragua, la Giornata del Rifugiato... Anche il Primo Maggio è a volte accompagnato, non necessariamente il giorno stesso, da occasioni conviviali imperniate su concerti rock, jazz o feste di solidarietà con musica «etnica». Per esempio, nel 1990, la giornata del lavoro è preceduta da una serata contro il razzismo (musiche e danze folkloristiche curde e turche) e da una festa lusitana. L'anno precedente il Primo Maggio era accompagnato da una giornata di solidarietà con il popolo salvadoregno, organizzata dalla Camera del Lavoro e dal Comitato per la solidarietà con il Centroamerica. Con le diverse giornate sul Cile susseguitesi dal 1974 si afferma la presenza di cibi «etnici» (in quel caso empanadas e humitas), che diventeranno uno degli aspetti caratterizzanti di molte feste della sinistra.
Queste nuove forme di aggregazione convivono con iniziative più tradizionali, con feste di partito regionali o sezionali dove continua a prevalere la costina e la musica da ballo. Nello stesso anno in cui invita i CCCP, il Partito del Lavoro propone a fine agosto una scampagnata sotto i larici di Brione Verzasca, che prevede una grigliata e un «brindisi alla scampagnata estiva PdL-PCI per la pace, per l'amicizia fra i popoli e la solidarietà internazionale». Anche i socialisti sulla strada dell'unificazione, abbandonato il Festival di Politica Nuova (forse anche perché troppo identificato con il PSA) continuano le feste di portata più locale. «Il PSU riparte da Muggio», titola Politica Nuova riferendo di una gita che si conclude con polenta, brasato, formaggini, Robbiani, Salmina, Rossi e Carobbio: «un centinaio di compagni sono saliti in valle, al grotto Casarno, tra Muggio e Scudellate, in una bella giornata d'incipiente autunno, per partecipare all'incontro politico-ricreativo organizzato dal “regionale” del Mendrisiotto» . Ultimissima, perturbante frontiera di queste feste sezionali è la «gnoccata socialista» proposta dalla sezione di Lugano proprio mentre stavo scrivendo queste righe (18 settembre 2004).
In questo capitoletto dedicato a momenti di festa e aggregazione legati a partiti, a fogli di partito, o temi politici particolari (Pace, Amazzonia, Apartheid, Cile, Nicaragua ecc.), è doveroso aprire una breve parentesi su altri luoghi di incontro e di proposta culturale, ricordandone almeno due. L'Associazione Cultura popolare di Balerna – animata inizialmente da persone vicine al PSA intenzionate a portare avanti una propria proposta politica libera da ogni gabbia partitica – apre intorno al 1980 strutture stabili (libreria, ristorante naturista-macrobiotico, centro di documentazione, negozio di prodotti naturali) e propone un'intensa e multiforme attività: serate politiche e culturali, film, concerti, corsi «alternativi» di vario genere .
Altro centro di aggregazione chiaramente orientato a sinistra, senza aggancio alcuno con la sinistra istituzionale, è il Codei di Biasca, animato da Bruno Strozzi e compagni, che spicca per qualità e coerenza delle proposte. Da lì passano, tra i Settanta e gli Ottanta, gli Stormy Six e altri gruppi legati a «Rock in Opposition», come Etron Fou Leloublan, e jazzisti «impegnati» come Gaetano Liguori e Guido Mazzon. Da tutto il cantone si arriva sotto il capannone ad ascoltare, a bere una birra, a discutere.
Proposte come quelle di GAS (Gruppo per l'autogestione socioculturale) a Lugano e Obliquo a Locarno, nelle quali si possono trovare alcuni elementi di continuità con esperienze precedenti, appartengono a un'altra epoca, quella dei Novanta, e ci porterebbero, seguendone le tracce, al recente (per il Ticino) fenomeno dei centri sociali autogestiti.
La stagione delle feste dei giornali si consuma sul finire degli anni Ottanta, qualche anno prima della morte delle testate stesse (Politica Nuova chiude nel 1992 e sarà seguita dalla disastrosa esperienza di Nuova Libera Stampa, Il Lavoratore tenta di rilanciarsi nel 1992 con l'esperienza transfrontaliera del Lavoratore/Oltre, che si trascina fino al 1995). Crisi della militanza, passaggio generazionale, e(in)voluzione dei partiti, difficoltà nell'assicurare di anno in anno una proposta articolata e attraente, presenza di altre proposte che abbinano mobilitazione politica e produzione culturale... Molte sono le ragioni che stanno dietro il repentino esaurimento del modello. Recenti feste proposte da Solidarietà (erede di Rosso) o da Inchiostro rosso (il samizdat dell'ostinato PdL) non hanno le dimensioni e il seguito di quelle di cui abbiamo parlato e sono eventi del tutto marginali: quel ciclo si è chiuso.
Il «popolo di sinistra», se l'espressione ha un senso, si ritrova oggi, con altri, a consumare musica, cibi e bevande in occasioni diverse, non legate strettamente ai partiti ma a singole occasioni di mobilitazione (per esempio la festa al Tassino del giugno 1983 contro l'acquisto di nuovi aerei da combattimento) o in nuovi appuntamenti ricorrenti, come la festa estiva dell'Associazione per l'aiuto medico al Centro America a Bellinzona.
O ancora in certi spettacoli e concerti (come quelli di Francesco Guccini), magari organizzati o sostenuti dalla sinistra (e da sue testate come Il Diavolo! o Area), ma consumati da un pubblico eterogeneo e pagante, che in buona parte attribuisce al logo degli organizzatori lo stesso valore che dà a quello della birra o della marca di sigarette.

 

 

(Danilo Baratti, Le feste della sinistra dopo il ’68, in AA. VV., La befana rossa. Memoria, sociabilità e tempo libero nel movimento operaio ticinese, Fondazione Pellegrini-Canevascini, Bellinzona 2005, pp. 211-217)