Mercoledì, 16 Novembre 2016 16:34

Un docente innovatore (2016)

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Piccolo omaggio a Valter Bianchi, bisnonno della rivista Verifiche

Un docente innovatore 

Piccolo omaggio a Valter Bianchi, bisnonno di Verifiche

«Valter Bianchi, il fondatore dell’ACDS è morto»: così titolava a tutta pagina, il 17 dicembre del 1941, la Pagina della scuola, organo dell’Associazione cantonale docenti socialisti, che usciva ogni mercoledì su Libera Stampa. Accanto a un lungo necrologio, quella pagina, interamente dedicata allo scomparso, ospita altri articoli: una descrizione del funerale («senza pompa esteriore, sono riusciti imponenti per concorso di gente»), un ricordo del periodo degli studi («in pochi giorni il piccolo Valter divenne l’idolo della classe»), una sintesi dell’importante e travagliata esperienza della Radioscuola («vi ha profuso i tesori della sua fantasia vigorosa»), la commemorazione del presidente del Consiglio comunale di Castagnola, Paolo Vanetta. Della scomparsa, avvenuta l’11 dicembre, avevano dato notizia, nei giorni precedenti, tutti i fogli del cantone. Sono passati 75 anni ed è giusto ricordare questo uomo di scuola su Verifiche, che dell’ACDS e della Pagina della scuola è lontana erede. 

Nato nel 1897 in una famiglia di docenti (maestro il padre Alfredo, maestro il nonno Zaccaria, maestra sarà pure sua sorella Vittoria) ottiene già a 17 anni la patente alla Scuola Normale e poi viene ammesso al Corso pedagogico triennale a Lugano: «poteva pertanto vantare – scrive la Pagina della Scuola – una preparazione culturale e didattica superiore a quella di buona parte degli insegnanti di Ginnasio di allora. Grazie alla sua ottima preparazione, alla pronta intelligenza, allo spirito di iniziativa, riesce ben tosto ad affermarsi come educatore colto e brioso. Profondamente innovatore, egli si ispira ai concetti della scuola nuova, e il lavoro manuale, e carte in rilievo, i momenti ricreativi, i quarti d’ora dei perché, tantissimi altri postulati si traducono dall’astratto al concreto. Valter Bianchi diventa il tal modo maestro dei maestri». Per continuare la rapida presentazione del personaggio e del suo percorso professionale si prestano bene alcuni passaggi del discorso tenuto allora da Paolo Vanetta, che l’aveva già conosciuto ai tempi della Scuola Normale e l’aveva ritrovato negli ultimi anni tra i banchi del Consiglio comunale di Castagnola: «Insegnò a Tesserete, a Chiasso, a Vacallo, a Biasca, a Mendrisio e da due anni a Lugano nel ginnasio cantonale. Le sue lezioni originali e ardite, le sue concezioni moderne nell’insegnamento, gli crearono molti avversari ai quali rispose sempre cavallerescamente. Ma la sua attività non si rinchiude fra le pareti della scuola. Crea la Pagina della Scuola, di cui resta redattore per parecchi anni e collaboratore finché le sue forze glielo permisero, volgarizzando i principi didattici moderni, lottando per migliorare le condizioni morali e sociali di ogni grado. Con geniale intuito, indovinando come la radio potesse servire all’insegnamento scolastico, dà vita alla “radio scuola”, iniziando un ciclo di lezioni che furono apprezzate dai più e criticate dai soliti nemici della scienza e del progresso.

Era un socialista convinto: si formò una salda coscienza politica con seri studi e una educazione politica elevata. Per lui Socialismo e Umanesimo formavano un tutto armonico, il suo credo, la sua fede luminosa a cui ispirava le sue azioni di educatore e cittadino. Modesto, semplice, non ambì cariche politiche di primo piano; se accettò posti onorifici, lo fu per disciplina e dovere». 

In tempi a noi più vicini, l’attività innovativa di Valter Bianchi è stata messa in rilievo da Renato Simoni, in un bel saggio dedicato alla Pagina della scuola[1]. Dopo aver individuato i punti di riferimento della scuola attiva propugnata dalla redazione – come il belga Ovide Decroly, il francese Célestin Freinet e lo svizzero Adolphe Ferrière – Simoni sottolinea il ruolo centrale avuto dal primo presidente dell’ACDS: 

«Propulsore del rinnovamento è Walter Bianchi sin dalle prime battute della Pagina. E questo non solo attraverso la riproposizione di innovazioni condotte all’estero, ma anche presentando le proprie esperienze di scuola attiva o come artefice della Radioscuola e, in generale, dell’introduzione dei massmedia nell’insegnamento (stampa, radio, cinema). Numerosi sono gli articoli contro il sovraccarico di lavoro, dei compiti a domicilio imposti da una scuola basata su un astratto nozionismo e lo studio mnemonico, su una scarsa conoscenza della psicologia del bambino e l’ignoranza delle analisi piagetiane. Egli si richiama alle campagne lanciate da Le populaire e Le quotidien che privilegiano esercizi fisici all’aria aperta, programmi alleggeriti ed orari ridotti, limitazione del numero di allievi per classe, coordinamento del lavoro tra gli insegnanti. Occorre svecchiare una scuola inumana in cui il bambino è rinchiuso in “fredde prigioni”, privandolo di gioco, corse, ginnastica nella natura; una scuola che privilegia la memoria e gli esami, con una scarsa “educazione dello spirito e del cuore, del sentimento di solidarietà, della volontà”. Disciplina, uniformità, grigiore mortificano corpo e spirito. Tre ore di scuola il mattino, con 20 minuti di ricreazione, dovrebbero bastare. Il pomeriggio dovrebbe essere occupato da attività ricreative: due pomeriggi (il mercoledì e il sabato) dedicati alla famiglia; due per le lezioni all’aperto (nell’orto e nel giardino), e altrettanti per il lavoro manuale (legno, gesso, ferro, argilla), valorizzando la musica, il canto e la ginnastica».

Possiamo ben dire che la scuola attuale, pur integrando, spesso più a parole che nei fatti, alcuni postulati degli innovatori di quel tempo, è ben lontana da quell’ideale di scuola “leggera” e però carica di vita reale, attenta all’«educazione dello spirito e del cuore, del sentimento di solidarietà, della volontà». Si è invece caricata, paradossalmente in nome della centralità del bambino e del ragazzo, di sempre più opprimenti zavorre. Una scuola in cui viene progressivamente a mancare – a tutti: educatori e studenti – l’ossigeno, il desiderio di starci e di apprendere, la libertà di pensiero, di azione e di sperimentazione che dovrebbe caratterizzare un percorso educativo in cui ognuno si senta davvero protagonista di ciò che avviene in quella che dovrebbe essere una comunità educante. Auto-educante, meglio.

Appendice: La Virgola

In chiusura torno quasi agli inizi dell’attività didattica di Valter Bianchi, quando, alla Scuola tecnico-letteraria (ginnasio) di Biasca, promuove l’esperienza di un giornaletto scolastico interamente gestito dai ragazzi: un’iniziativa ricordata qualche volta nelle tracce biografiche a lui dedicate[2]. Siamo nel 1927. Ecco cosa scrive lo stesso Valter Bianchi in quei mesi: «Come già a Chiasso due anni or sono, ho voluto ritentare qui l’esperienza di un giornaletto redatto dagli allievi: non è la cosa più facile, ma non è nemmeno tra le impossibilità. Sta il fatto che i miei allievi ne hanno accettato la proposta con entusiasmo e, quel che più conta, la stanno attuando con pari entusiasmo.(...) Ho parlato di Consiglio d’Amministrazione: esiste infatti, e vi prego di credere che non è puramente decorativo. Ha curato l’emissione e la vendita delle azioni per il finanziamento dell’impresa, si è messo in relazione con altre scuole, con enti pubblici e privati, e provvede quindicinalmente alla distribuzione o alla spedizione del giornale, che conta più di 150 abbonati.

Tutto fanno essi, da soli; la parte intellettuale e quella materiale. La mia azione – di guida, di consiglio – cerco più che sia possibile di farla scomparire, di renderla inavvertita. I miei allievi non devono avere l’impressione di fare un giornale sotto la mia direzione, ma devono tutt’al più considerarmi come un alleato a cui si possa ricorrere nei momenti critici, ma di cui normalmente si fa a meno»[3].

La Virgola, si dichiara nella testata, «esce quando può: possibilmente due volte al mese».

Il giornaletto di quattro pagine (un foglio rosa A3, piegato in due) riporta composizioni spesso legate alla vita quotidiana, poesie, articoli che descrivono il territorio, leggende, commenti di cronaca, qualche semplice vignetta riproducibile con il ciclostile, giochi linguistici (i premi – cartoline e illustrazioni – erano offerti da varie fabbriche di cioccolato con cui gli amministratori si erano messi in contatto). Oltre alle soluzioni dei giochi, dall’esterno, per lo più da altre scuole, giungono sollecitazioni varie, puntualmente discusse dai redattori[4].

Ed ecco alcuni estratti del quaderno che raccoglie i verbali del Consiglio di amministrazione del giornaletto[5], redatto probabilmente dall’allieva Ilde Legobbe, nominata segretaria nella riunione del 9 novembre.

8 Novembre

Abbiamo deciso la pubblicazione di un giornaletto scolastico quindicinale intitolato “La virgola”.

Finanziamento.

Le entrate devono essere costituite:

a) Da un fondo di riserva ottenuto con l’emissione di numero 200 azioni da fr. 0.50

b) Dagli abbonamenti (in minimo 100) al prezzo di fr 1.40 in Biasca e fr 1.60 fuori Biasca

c) dal provento di una lotteria di 200 biglietti a fr 0.20

 

Le spese comprendono (fissando 14 numeri a 100 copie per numero)

a) Carta spugnosa a fr 16 il 1000                                                                           fr 22.40

b) Carta cerata a fr 1 il foglio (4 fogli per num)                                                    fr 56

c) Tavoletta, inchiostro e altri accessori                                                                fr 25

d) Premi                                                                                                                   fr 30

e) Spese postali                                                                                                        fr 15

 

9 Novembre

Abbiamo deciso di nominare il Consiglio di Amministrazione a mezzo di una votazione effettuata in ogni classe (...)

 

10 Novembre

Oggi, abbiamo tenuto una seduta per nominare i membri della Redazione del giornalino, che risultò così formata:

Redattore capo: Rossetti Floro

Redattori (parte letteraria): Legobbe I., Vanzetta V., Dazzi G., Legobbe M., Solari G.                 

Redattori (matematica curiosa): Scossa Luigi

Comitato sportivo: Curti Almo

Macchiettisti: Strozzi Silvio, Ferrari Perseo

Tipografi: Scossa L., Dazzi G.

Si sono pure distribuiti a alcuni membri quattro libretti di 50 azioni ciascuno, affinché venga effettuata la vendita.

(...)

 

15 Novembre.

Abbiamo ricevuto risposta circa la domanda dei prezzi della carta per la stampatura del giornale, in base alla quale abbiamo ordinato 1000 fogli di carta rosa. No. 502, formato 44/28 cm piegato; si è pure commissionata una scatola di carta cerata contenente 24 fogli e una tavoletta per il disegno.

(...)

 

23 novembre.

Oggi è apparso il primo numero del nostro giornalino. Per quanto sia “La virgola” un minuscolo giornale, la sua apparizione à destato un po’ di rumore, infatti fu commentata e lodata da alcuni giornali (...)

 

27 Novembre.

Abbiamo ricevuto una lettera da un certo Fiorenzo Venturi di Chironico nella quale ci comunica che si abbonerebbe al giornalino, a condizione che venga annoverato fra i collaboratori del suddetto. La domanda fu presentata al Consiglio di Amministrazione, i quali decisero di rifiutare la proposta, dovendo essere il nostro un giornale di soli studenti.

Inoltre abbiamo ricevuto una cartolina dal Direttore della Biblioteca cantonale e Libreria Patria in Lugano, nella quale ci prega di mandare in omaggio una copia del nostro giornalino, che fu prontamente inviata[6].

(...)

 

6 Dicembre.

Oggi è uscito il secondo numero del giornalino “La virgola” con ugual successo del primo (...)

 

15 Febbraio.

Siamo giunti alla pubblicazione del settimo numero del giornale e con questo ne inauguriamo appunto la metà! Certamente! Poiché come già fu fissato nel preventivo i numeri saranno quattordici[7].

 

2 Marzo.

Viene pubblicato l’ottavo numero del giornalino, nel quale gli abbonati di Cassarate troveranno gli articoli dei compagni di Olivone da loro richiesti.

 

Il quaderno si ferma qui. Un foglio datato 18 novembre 1928 registra la decisione del Consiglio di Amministrazione di chiudere il giornale e di distribuire i dividendi agli azionisti:

 

«Coloro i quali sono d’accordo di liquidare la faccenda del giornale, cioè di distribuire le azioni col rispettivo interesse firmino accanto al loro nome sopraindicato.

Capitale azioni di fr 100.-

Profitto di fr 50.-

Totale fr. 150.-

Ogni azione verrà rimborsata con fr 0.75.

Date le spese postali e di distribuzione ogni azione si riduce a fr. 0.70

Alla fine restano 3.50 che vengono dati alla biblioteca della scuola il 26 novembre.

Questa esperienza creativa di giornale scolastico, che diventa anche un’esperienza di gestione amministrativa di una piccola impresa cooperativa, richiama alla mente le attività promosse in quegli stessi anni dal grande pedagogo francese Célestin Freinet. Nel 1924 avvia, a Bar-sur-Loup, la stamperia scolastica – che insieme alla corrispondenza interscolastica diventerà un’attività centrale delle sue pratiche educative –, nel 1926 promuove la Coopérative d’entraide pédagogique che pubblica il bollettino L’imprimerie à l’école, nel 1927 si tiene a Tours il Congrès international de l’imprimerie à l’école. E il legame con Freinet emerge concretamente in un riquadro apparso sul secondo numero de La virgola (6 dicembre 1927)[8]:

La scuola di Bar-sur-Loup (Francia) ci manda il suo giornaletto “Livre de vie” da cui togliamo questa poesiola:

 

** FAISONS UN FAGOT **

Voici revenu le froid;

La bise rougit les doigts.

Cherchons vite un peu de bois;

Ramassons les branches mortes,

Pas trop lourdes, pas trop fortes;

Cassons-les sous nos sabots,

Et faisons un grand fagot.

Danilo Baratti

 

(Un docente innovatore. Piccolo omaggio a Valter Bianchi, bisnonno di Verifiche, «Verifiche» n. 5, anno 47, novembre 2016, pp. 5-8)

 

[1] Renato Simoni, Una Pagina della scuola, in Altre culture, a cura di Nelly Valsangiacomo e Francesca Mariani Arcobello, Fondazione Pellegrini-Canevascini, Lugano 2011, pp. 73-101.

[2] Per esempio nella Pagina della scuola citata all’inizio e da Renato Simoni, cit., p. 76.

[3] Si tratta di un ritaglio senza indicazioni, inserito nel quaderno che raccoglie vari documenti relativi alla storia della Virgola (probabilmente l’articoletto è pubblicato sul periodico Unione magistrale; non ho avuto il tempo di verificare in archivio questa attribuzione). L’unico intervento di Valter Bianchi sulle pagine della Virgola è la presentazione dell’iniziativa, che col titolo Battesimo apre il primo numero. Quella prima pagina è riprodotta nel numero de Il biaschese del dicembre 1976, con un articolo di Floro Rossetti (Ha cinquant’anni il ginnasio di Biasca) che accenna anche al giornaletto scolastico.

[4] Per esempio una bambina di Malvaglia che scrive: «Chiarissimo Sig. Direttore, Il mio Signor Maestro mi ha incoraggiata a spedirle qualche mio tema per la pubblicazione nella “Virgola”. Spedisco una leggenda, lasciando al Suo giudizio di decidere se è degna o meno di essere stampata» (13 aprile 1928). Altri due esempi compaiono negli stralci di verbale ripresi qui: l’abitante di Chironico che vuole abbonarsi a condizione di essere tra i collaboratori (27 novembre 1927) e la classe di Cassarate che l’11 febbraio accompagna la soluzione dei giochi con questa richiesta: «siccome nell’ultima lezione di storia abbiamo parlato di Torre, vi saremmo grati se qualcuno di voi volesse pubblicare una descrizione di questo paese, coi monti di Toira e Sosto». I redattori chiederanno la collaborazione della scuola maggiore di Olivone (verbale 2 marzo).

[5] E qui devo spiegare come mai quel quaderno è nelle mie mani. Valter Bianchi è il nonno materno di mia moglie e il quaderno-verbale, con qualche altro documento, è riemerso solo recentemente dal disordine del nostro solaio.

[6] La raccolta c’è, anche se non compare nel catalogo online e nemmeno – in quello cartaceo – tra i periodici della Libreria Patria. Va cercata sotto la lettera V del vecchio schedario (segnatura: 27-A-5XI).

[7] Alla Libreria Patria si conservano 12 numeri, l’ultimo datato 11 giugno 1928. È quindi probabile che l’esperienza si sia conclusa con quel numero, a fine anno scolastico.

[8] E il numero 5 ospita un’altra poesiola («Papa Noël») tratta dal Livre de vie della scuola di Bar-sur-Loup.