Giovedì, 16 Novembre 2017 16:58

Una storia per Natale: il caso Shergold (2017)

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Un'incredibile "catena di Sant'Antonio" che ha toccato anche il Ticino

Una storia per Natale: il caso Shergold

L’11 marzo del 1994 il Direttore della Scuola magistrale, su carta intestata del Dipartimento della pubblica educazione, invia una lettera a dieci direttori di altri istituti:

«Cari Direttori,

abbiamo ricevuto dall’Organizzazione sociopsichiatrica cantonale di Locarno la lettera di cui vi alleghiamo fotocopia. Pensiamo che il desiderio del bambino debba trovare un riscontro positivo. Vi preghiamo quindi di inviare un vostro biglietto da visita all’indirizzo indicato [...]».

Questi i destinatari:

1. Liceo Cantonale, Locarno

2. Liceo Cantonale, Bellinzona

3. Liceo Cantonale, Lugano 1

4. Liceo Cantonale, Lugano 2

5. Liceo Cantonale, Mendrisio

6. Scuola Cantonale di Commercio, Bellinzona

7. Scuole comunali, Locarno

8. Scuola Media, Locarno 1

9. Scuola Media, Locarno 2

10. Istituto Svizzero di Pedagogia, Lugano

La Scuola magistrale in realtà era stata contattata dal Servizio medico psicologico di Locarno, inserito nell’Organizzazione sociopsichiatrica cantonale, settore del Sopraceneri. Questa la «Lista degli Enti avvicinati dal Servizio Medico Psicologico» il 10 marzo:

1. Ufficio del Tutore Ufficiale, Bellinzona

2. Scuola Magistrale Cantonale, Locarno

3. Biblioteca regionale di Locarno

4. Ente Turistico Ascona e Losone

5. Ente turistico di Locarno e Valli

6. Asilo Nido Comunale, Locarno

7. Municipio di Ascona

8. Municipio di Minusio

9. Municipio di Muralto

10. Collegio Sant’Eugenio, Locarno.

La tappa precedente ci porta ad Aiuto AIDS Ticino, che aveva mandato la segnalazione a:

1. Servizio Medico-psicologico, Lugano

2. Croce Rossa Svizzera, Lugano

3. Radix, Lugano

4. Servizio Sociale, Locarno

5. Servizio Aiuto Domiciliare, Locarno

6. Telefono Amico, Lugano

7. Servizio Medico-Psicologico, Locarno

8. Rank Xerox SA, Lugano

9. Tipografia Fraschina SA, Lamone

10. Cip Nursing SA, Lugano

L’Aiuto AIDS era stato coinvolto da Pro Senectute. Ecco la sua lista:

1. ACLI, Lugano

2. Aiuto AIDS Svizzero Sezione Ticino, Lugano

3. Associazione L’Ancora, Lugano

4. Consultorio delle Donne, Lugano

5. Società Ticinese per l’assistenza dei Ciechi, Lugano

6. Homesitting, Vacallo

7. Associazione ticinese Terza Età, Giubiasco

8. Consorzio aiuto domiciliare, Lugano

9. NL Neolab, Novazzano

10. Tipografia Centrale, Lugano

Si va poi – in questo viaggio a ritroso – alla Fondazione Diamante, che aveva interessato questi enti:

1. Direzione Ospedale Civico, Lugano

2. Direzione Ospedale Beata Vergine, Mendrisio

3. Direzione Ospedale La Carità, Locarno

4. Direzione Ospedale San Giovanni, Bellinzona

5. Direzione Fondazione La Fonte, Neggio

6. Direzione Oleificio SABO, Manno

7. Camera di Commercio, Lugano

8. Associazione Industrie Ticinesi, Lugano

9. Pro Infirmis, Bellinzona

10. Pro Senectute, Lugano

 

Il lettore si sarà reso conto di almeno tre cose:

– che siamo di fronte a una classica “catena di Sant’Antonio”;

– che a questo punto, tenendo conto che ogni ente ne ha “avvicinati” altri dieci, siamo già di fronte a una rete potenziale di 11’111 indirizzi coinvolti;

– che se continuassi a riportare le liste di indirizzi del filone che sto seguendo, questo articolo prenderebbe troppe pagine, e in ogni caso finirebbe per sfiancare irrimediabilmente anche la persona più curiosa.

Da qui indietro procedo quindi più velocemente: la Fondazione Diamante era stata contattata, ovviamente con altri nove enti, dal sindaco di Miglieglia, che era stato contattato dalla Banca popolare svizzera di Ponte Tresa, che era stata coinvolta dalla Banca popolare svizzera di Chiasso, che aveva ricevuto l’appello dal sindaco di Chiasso, che era stato sollecitato dalla Cancelleria dello Stato. La Cancelleria dello Stato? Sì. Ecco la lettera inviata il 3 gennaio 1994 dalla Cancelleria dello Stato al Municipio di Chiasso:

«Onorevole Sindaco,

Ci permettiamo di fare appello alla Sua sensibilità per un’azione assolutamente particolare:

tentare di soddisfare il desiderio di Graig Schergol, un bambino di sette anni, affetto da cancro in fase terminale.

In particolare il suo sogno sarebbe di poter figurare nel “Guinness dei primati” con la più grande collezione di biglietti da visita (uno per azienda).

La preghiamo pertanto di:

- spedire un biglietto da visita personale al seguente indirizzo:

Boccard Parcs et Jardins SA

Chemin des Coudriers 21

Case Postale

1211 Genève 19

- di trasmettere le fotocopie allegate, cui aggiungerà la Sua, ad altre dieci ditte/imprese.

Siamo convinti che questa azione contribuirà a far fiorire il sorriso sulle labbra di un bambino, così duramente provato da un crudele destino.

La ringraziamo vivamente della Sua collaborazione e Le porgiamo i migliori saluti

Il Cancelliere dello Stato».

La Cancelleria aveva contattato anche i Municipi di Locarno, Lugano e Bellinzona, l’Azienda elettrica ticinese, l’Ente ospedaliero cantonale, l’Associazione bancaria ticinese, la Radiotelevisione della Svizzera italiana, l’Ente turistico di Bellinzona e dintorni e l’Ente Ticinese per il turismo. Era stata a sua volta presa in considerazione dal Circondario postale di Bellinzona, che aveva ricevuto l’appello dalla Direction d’arrondissement postal de Neuchâtel, che era stata sollecitata dal Centre d’orientation scolaire et professionelle di Neuchâtel, contattato dall’omonimo servizio di Porrentruy (lista del 19 ottobre), coinvolto dalla Cassa pensioni del Canton Giura. Le fotocopie con i dieci indirizzi dei vari enti sollecitati, riprodotte più e più volte, non sono sempre ben leggibili e non è stato facile ricostruire la catena, anche perché il fascicolo allegato dalla Scuola magistrale è composto a casaccio. La sequenza a ritroso da qui in poi dovrebbe essere questa: la Fondation “Les Castors” di Porrentruy , la Ligue jurassienne en faveur des infirmes moteurs et cérébraux di Delémont, la Ligue vaudoise en faveur des infirmes moteurs et cérébraux di Ecublens, la Cité radieuse di Echichens, il Centre Oriph di Morges, il Centre social régional Morges-Aubonne, il Centre social régional di Bex, il Foyer pour apprentis di Vevey (lista del 5 agosto), la Direction des finances di Vevey, il Service de l’administration des finances e il Service du cadastre et du registre foncier del cantone di Vaud, SIT Conseil di Carouge, gli ingegneri e geometri Hochtuli & Kohler di Ginevra (lista del 9 giugno), gli architetti Mentha & Rosset di Ginevra, la Banca cantonale del Vallese di Verbier (il collegamento tra gli ultimi due sembra essere uno studio di architettura indicato dalla banca vallesana, di cui manca però la lista). Una catena svizzero-latina, quindi, che parte da Ginevra (Boccard parcs et Jardins) per toccare Vallese, Vaud, Giura, Neuchâtel e quindi, tramite le direzioni dei circondari postali, il Ticino. E di cui abbiamo seguito solo una linea, una diramazione (e neppure completa, visto che non sappiamo come l’appello sia giunto in Vallese). Se tutti gli enti avessero dato seguito alla richiesta, saremmo già a 1030 biglietti da visita in circa 9 mesi. Mille quadriliardi! L’impressionante progressione geometrica è ovviamente un dato astratto, non solo perché il numero di enti svizzeri sollecitabili, pur considerando la ragguardevole articolazione di uffici e servizi, è di gran lunga inferiore – come lo è del resto l’intera popolazione mondiale: siamo al di là del limite fisiologico di ogni catena di Sant’Antonio –, ma anche perché non tutti avranno mandato avanti l’appello. Considerato lo zelo dei corrispondenti citati fin qui, è comunque ragionevole ipotizzare decine di migliaia di generose risposte.  Dove li avrà messi, tutti quei cartoncini, l’infelice bambino? E davvero il sorriso sarà rifiorito sulle sue labbra?

In realtà il bambino – che si chiamava Craig Shergold e non Graig Shergol – a quel punto aveva 14 anni ed era guarito. Dopo qualche ragionevole resistenza da parte dell'editore del Guinness[1], si era visto riconoscere il record già il 17 novembre del 1989 (Craig aveva ricevuto oltre un milione di biglietti o cartoline d'auguri): troppo tardi per entrare nell'edizione 1990. Craig è però citato sul Guinness del 1991, con il nuovo record di oltre 16 milioni, raggiunto nel maggio 1990[2]. Ho scritto «biglietti di auguri»: in origine la richiesta era infatti di inviare greetings cards, messaggi di auguri, di buona guarigione, e non già tristi carte da visita aziendali come chiedeva anni dopo la cancelleria dello Stato (che piacere procurerebbero a un bambino quintali di carte da visita di enti e aziende? Un dubbio poteva pur venire ai solerti anelli della catena svizzera). 

Di questa vicenda straordinaria si trovano molte tracce qua e là, ma è soprattutto il libro della madre – Craig Shergold: a mother’s story, pubblicato nel 1993 – a fornire molti dettagli e a illustrarne i tratti eccezionali[3]. L’appello era partito nel 1989, quando Craig (che allora aveva nove anni, e non sette) era ricoverato in un ospedale di Londra con un tumore al cervello. Nata un po' per caso, in seguito a una battuta del suo chirurgo, l'iniziativa – che aveva finito per intrecciarsi con una raccolta di fondi per l'ospedale in cui seguiva la chemioterapia – era poi stata sostenuta e pubblicizzata da vari giornali inglesi, tra i primi il «Daily Mirror» e il «Sun». Craig era stato ospite di parecchie trasmissioni radiofoniche e televisive e di serate benefiche, fino ad essere molto celebre ancor prima del riconoscimento del record da parte del Guinness. I biglietti di auguri arrivavano ormai al ritmo di decine di migliaia al giorno, o a casa di Craig o al Royal Marsden hospital. Di fronte a questa marea di corrispondenza, la posta inglese aveva attribuito a casa Shergold un codice postale a sé. Allo spoglio e al conteggio degli invii partecipavano, due o tre giorni per settimana, per ore e ore, centinaia di volontari di ogni età, in luoghi sufficientemente spaziosi come chiese o palestre. Alcune di queste sedute sono state seguite da catene televisive come ITV, Sky e TF1. Ad augurare ogni bene a Craig, tra gli altri, Margaret Thatcher, i Rolling Stones, Sean Connery, Roger Moore, Ronald Reagan, Eric Clapton, Neal Kinnock, Arnold Schwarzenegger, Michail Gorbaciov, e un condannato a morte negli Stati Uniti (che si scusa col bambino per i crimini commessi). Tra i moltissimi episodi che illustrano la fama raggiunta da Craig, oltre alle visite dei giocatori del Chelsea e dell’Arsenal, segnalo solo questi quattro:

- maggio 1989: saputo di un furto in casa Shergold, un gangster ospite delle prigioni di sua Maestà gli fa mandare 500 sterline; alcuni suoi compari in libertà organizzano una serata in onore di Craig (alla vigilia di una corsa di cavalli);

- novembre del 1989: tre giorni dopo la caduta del muro di Berlino, Craig riceve la vista di due cronisti di Berlino Est.

- dicembre 1989: la famiglia Shergold mangia da Maxim’s a Parigi (Craig era stato invitato in Francia da Air Inter e da una catena televisiva francese);

- dicembre 1989: un giovane tedesco vola a Londra solo per vedere Craig. Arriva a Heathrow senza soldi, se non quelli per il biglietto di ritorno, dorme per strada, va a piedi all’ospedale, ma Craig quel giorno è a casa. Dopo altri 25 km arriva a Carshalton con le scarpe rotte, vede Craig e se ne torna in Germania.

Al piccolo malato, ormai ben noto anche negli Stati Uniti, si interessa un plurimiliardario della Virginia, John Kluge[4], che gli offre le cure oltreoceano: nel frattempo il tumore, dopo una prima operazione a Londra (al Great Ormond Street Hospital, tornato recentemente alla ribalta con il “caso Charlie”) aveva ricominciato a crescere minacciosamente. Nel febbraio del 1991 Craig affronta quindi un secondo intervento, arduo e disperato, nel Centro medico universitario di Charlottesville. All’uscita della sala operatoria il chirurgo è atteso da squadre televisive inglesi, americane, tedesche, svedesi. L’operazione va bene. Craig guarisce. La storia potrebbe concludersi sul finire del 1991, con il ragazzo che inizia pian piano a recuperare le sue facoltà (e che, sempre più famoso, continua ad apparire in TV, sui giornali e in serate di beneficienza, a essere invitato a una prima cinematografica, all’inaugurazione di un torneo di golf, a un viaggio a Las Vegas o in Lapponia). O forse sarebbe meglio chiuderla nel 1993, quando Craig torna a fare una vita più o meno normale (si fa per dire: «partout où il va, les gens veulent l’embrasser et le toucher, comme s’ils voulaient, en se frottant à lui, bénéficier d’une sorte de grâce divine»[5]).

Tuttavia il meccanismo degli invii non si ferma, le cartoline continuano ad arrivare a migliaia, a milioni. La macchina messa in moto per tenere alto il morale del piccolo malato comincia a trasformarsi in incubo. All'inizio del 1993, quando Marion Shergold chiude il suo libro, arrivano ancora 15 mila lettere al giorno. A quel momento – dal 1990 le buste non vengono più contate una per una, ma pesate a sacchi – si stima che abbiano raggiunto i cento milioni. «De partout, les cartes de voeux et les cartes de visite affluent à la tonne. La poste du village de Craig croule chaque jour sous des kilos de carton, l'hôpital déborde de cartes que plus personne ne lit ou ne compte, et qui sont directement vendues à des collectionneurs de timbres ou à des firmes spécialisées dans le recyclage de papier», si legge in un articolo belga del 1995[6]: sembra un'invenzione di García Márquez. Se l’incantesimo attivato dall’apprendista stregone di Goethe a un certo punto aveva potuto essere fermato, qui non c’è proprio nulla da fare. La famiglia lancia vani appelli: invece di fermarsi, la catena degli appelli si moltiplica, anche lungo le strade nascenti del web[7]. Probabilmente ancora oggi continuano ad arrivare lettere al vecchio indirizzo di Craig, al numero 36 di Shelby Road, a Carshalton, nel Surrey.

Ma anche altrove, perché nel frattempo, come spesso capita in queste trasmissioni reiterate all’infinito, magari anche per interventi interessati, si insinuano nel messaggio minime variazioni. Nella parte svizzera della catena sono cambiati il nome, l’oggetto richiesto (biglietti da visita[8]) e l’indirizzo (e perché mai si dovevano inviare i biglietti a Boccard Parcs et Jardins SA di Ginevra?[9]).

Quando la Cancelleria dello Stato di Bellinzona rilancia l’appello, a inizio 1994, Craig è quindi in discreta forma (anzi: nella miglior forma possibile, date le premesse) e la sua famiglia sta cercando da tempo di frenare il meccanismo infernale di questa solidarietà postale[10]. Ma nessuno sembra saperlo, negli indaffarati uffici d’Elvezia. A beneficiare di questo slancio corale, che a tratti si concretizza in una fiumana di buste ufficiali grigie affrancate in blocco, è indubbiamente il servizio postale, insieme ai produttori e venditori di articoli da cartoleria. Sarebbe bello calcolare il contributo dato da Craig Shergold all’incremento del PIL (e dell’entropia) nelle varie nazioni coinvolte dall’appello originale e dagli appelli “deviati”, come quello in cui sono incappato. Cento milioni di buste, cento milioni di cartoncini, cento milioni di francobolli, cento milioni di consegne fino al 1993, più quel che segue. L’associazione dei fabbricanti di biglietti augurali del Regno Unito, già intorno al Natale del 1990, aveva voluto fargli un regalo per il tangibile incremento della cifra d’affari. La madre aveva suggerito un piccolo tavolo da biliardo. I fabbricanti fecero invece recapitare un biliardo da uno e venti per uno e ottanta: nella modesta casa degli Shergold il posto non c’era, e il biliardo finì per sostituire il tavolo nella sala da pranzo. Con quest’ultimo dettaglio, qualcuno penserà che tutta questa storia altro non sia che una bizzarra invenzione. Eppure è tutto vero[11].

Buon Natale.

Danilo Baratti

Nota documentaria:

Sono arrivato a questa storia grazie a un fascicolo contenuto nella corrispondenza del Liceo cantonale di Lugano 1, di cui curo l'archivio. La parte "svizzera" di questo articolo riprende quella documentazione. Non mi risulta che la Direzione del liceo abbia mandato avanti la cosa (altrimenti se ne sarebbe trovata traccia in quella stessa raccolta). Ciò dimostra che non tutti gli istituti coinvolti hanno partecipato all'edificazione di questo castello di carte.

Per la seconda parte bisogna ringraziare gli algoritmi di Google: digitando "Graig Schergol" mi sono usciti i "Risultati relativi a Craig Shergold" (circa 70 mila). E lì si trova di tutto: vecchi articoli di giornale, segnalazioni di vario tipo, fotografie di Craig a ogni età, siti che vendono il libro della madre, appelli a non più inviare auguri, frammenti filmati. Tra questi il trailer di un TV movie prodotto da una catena americana nel 2001: The Miracle of the Cards.

 

(Una storia per Natale: il caso Shergold, «Verifiche» n. 5, anno 48, novembre 2017, pp. 14-17)

 

Un aggiornamento: Craig Shergold è morto il 21 aprile 2020, vittima del "Covid":

https://www.leggendemetropolitane.eu/post/in-morte-di-craig-shergold-il-re-delle-cartoline

 

 

[1] L’editore aveva deciso di non più omologare dei record generati da appelli nei media, facendo anche notare che quel tipo di appello poteva diventare incontrollabile. Su istigazione del «Sun» si era quindi scatenata una campagna popolare per l’iscrizione del record, e infine l’editore aveva ceduto.

[2] Il Guinness dei primati 1991, Mondadori, Milano 1990, p. 249: «Craigh Shergold di Carshalton, GB, ha ricevuto il numero record di 16'250'692 cartoline di auguri di pronta guarigione (maggio 1990)».

[3] Marion Shergold, Craig Shergold: a mother’s story, scritto con Pamela Cockerill e pubblicato da Bantam Books, New York City, poi tradotto in francese (L’enfant qui ne voulait pas mourir, Fixot, Paris 1995, più tardi in tascabile per J'ai lu) e in tedesco (Briefe der Hoffnung, Droemer Knaur, München 1995). Introduce il libro una pagina di Bill Wyman, il bassista dei Rolling Stones, che aveva partecipato con Craig a iniziative di raccolta fondi per il Royal Marsden Hospital.

Gran parte delle notizie presenti in questo articolo sono tratte dal libro di Marion Shergold (e ne ho tralasciate moltissime: questa storia abbonda di aneddoti e sorprese).

[4] John Kluge (1914-2010), nato in Germania, emigrato in America con la famiglia all’età di 8 anni, in questo periodo è ritenuto l’uomo più ricco degli Stati Uniti (sarà poi superato da Bill Gates alla metà degli anni Novanta). Ha costruito la sua fortuna facendo affari nel settore dei media. È stato finanziatore della Library of Congress (dove esiste un John W. Kluge Center), della Columbia University e della University of Virginia (a cui ha lasciato la sua collezione di arte degli aborigeni australiani). Pare che quello a favore di Craig Shergold sia l’unico intervento filantropico di Kluge riservato a una precisa persona.

John Kluge aveva chiesto a un amico chirurgo di scrivere alla famiglia di Craig offrendo i suoi servigi. La lettera, finita tra i sacchi di corrispondenza destinati alla conta per il record, era stata trovata solo parecchie settimane più tardi, proprio nel momento in cui la situazione sembrava ormai disperata.

[5] Marion Shergold, L’enfant qui ne voulait pas mourir, Fixot, Paris 1995, p. 253.

[6] Alain Guillaume, Le chateau de cartes d’un petit malade, «Le soir», 23.5.1995.

[7] Secondo Paolo Attivissimo l’appello, nelle sue varie forme, gira in rete almeno dal 1994 (bufalopedia.blogspot.ch, che rimanda alla scheda su attivissimo.net).

[8] Il passaggio alla richiesta di biglietti da visita, riferito ad appelli per Craig diffusi in Francia e Italia, è segnalato anche da Paolo Toselli, La famosa invasione delle vipere volanti e altre leggende metropolitane dell’Italia d’oggi, Sonzogno, Milano 1996, pp. 195-198 e da Silvano Fuso, Pinocchio e la scienza. Come difendersi da false credenze e bufale scientifiche, Dedalo, Bari 2006, p. 198.

[9] Non si deve necessariamente pensare a un secondo fine: è possibile che i biglietti da visita del sindaco di Chiasso e della banca cantonale vallesana siano davvero arrivati, tramite la ditta ginevrina, nel Surrey. Anche nella fase “originale” della raccolta, che non aveva ancora la rigida struttura di una catena di Sant’Antonio, c’erano fabbriche, banche, supermercati, chiese, uffici, reti professionali, che facevano da collettori di invii augurali per Craig: tra questi anche alcuni posti di polizia e le caserme dei pompieri.

[10] Dal canto suo, l’editore del Guinness dei primati ha deciso di togliere dalla pubblicazione il record di Craig e di non più accettare primati di questo tipo, tornando quindi alla saggia posizione iniziale. L’ultima pubblicazione del record di Craig è nell’edizione 1992, con 33 milioni di invii.

[11] Intorno a questa vicenda c’è anche una tesi di master della folklorista Anna Kearney Guigné alla Memorial University di Newfoundland (Canada), poi rielaborata per la pubblicazione su rivista: The “dying child’s wish” complex: the case of the Craig Shergold Appeal, «Contemporary Legend», New Series, vol. I, 1998, pp. 116-135. Anna Guigné, ora docente di etnomusicologia in quella stessa università, aveva presentato la sua ricerca nel seminario “Perspectives sur la légende contemporaine” tenutosi nel 1994 a Parigi, alla Maison des sciences de l’homme («MSH Informations», n. 71, 4 trimestre 1994, p. 29): proprio l’anno in cui il Ticino si lanciava nella soccorrevole raccolta di biglietti da visita.