
Vederli arrivare (2026)
Dubbi sulla consapevolezza democratica di alcuni liberali dopo la manifestazione del 21 febbraio a Lugano –
Vederli arrivare, «La Regione», 12 marzo 2026 –
Il “presidio” antifascista di sabato 21 febbraio ha generato cinque atti parlamentari indirizzati al Municipio di Lugano: forse un record. Due interpellanze, una del gruppo Lega e l’altra, di segno opposto, della Sinistra. Tre interrogazioni, la prima del gruppo UDC, la seconda firmata da alcuni consiglieri comunali liberali PLR (dopo ci torno) e infine una di Verdi e indipendenti, in armonia con l’interpellanza della Sinistra ma con un taglio più giuridico. Mettiamoci poi la doppia interpellanza presentata da MpS a livello cantonale, e gli atti sono ben sette.
Le decisioni del Municipio, prima e durante quella manifestazione, hanno fatto molto discutere anche fuori dall’ambito istituzionale. Nei giorni precedenti si era aperto un dibattito, fondamentale, sulla diversa natura dei due eventi: il corteo previsto dall’estrema destra “remigrazionista” – in un primo tempo autorizzato dal Municipio, poi tornato sui suoi passi – e il “presidio” antifascista promosso in risposta da ambienti di sinistra, tenutosi comunque nonostante l’annullamento dell’altra manifestazione. Entrambe sono state vietate per ragioni di “ordine pubblico”, senza riferimenti da parte del Municipio ai diversi richiami ideali: una vale l’altra. Sull’insostenibilità di questa “equidistanza”, di questa equivoca “neutralità”, già si sono espressi in parecchi (per esempio, su queste pagine, gli storici Damir Skenderovic e Andrea Ghiringhelli, il 10 e 21 febbraio; o Daniel Ritzer a «modem» della RSI il 23). Da una parte istanze suprematiste che si muovono sul filo del reato di razzismo, dall’altra chi si richiama ai valori dell’antifascismo, sia pure con qualche autolesionistica, e del tutto secondaria, intemperanza. La scelta pilatesca della maggioranza del Municipio non poteva che dare nuovi argomenti a chi voleva manifestare contro l’emergere di tendenze fasciste. Sappiamo che quella maggioranza è composta dal municipale UDC Chiesa, dai due leghisti Quadri e Foletti, e dalla liberale Valenzano Rossi. Non mi soffermo sulle intenzioni e sulle posizioni dei primi due. Sul sindaco Foletti ha detto cose pertinenti, mi pare, Dino Stevanovic su «La Regione» del 27 febbraio: effettivamente nella nuova composizione dell’esecutivo «la moderazione del sindaco è spesso messa sotto pressione, portando talvolta a brutti scivoloni». Ma qui mi interessa soprattutto la posizione dei liberali, divisi su questa faccenda, con la “sceriffa” Valenzano a martellare sulla questione dell’ordine pubblico e il collega Badaracco a sottolineare «i principi di legalità e proporzionalità». Le differenze di valutazione sono state espresse sulla stampa da entrambi e non è il caso di ritornarci. I liberali sembrerebbero divisi anche nel legislativo (speriamo!), se la loro interrogazione, particolarmente allarmante, è stata proposta solo da alcuni di loro (primo firmatario Andrea Togni), con l’appoggio di alcuni colleghi per lo più di partiti destrorsi. Sarà anche per sostenere la loro municipale, ma su cosa insistono fin dal titolo? Sulla disparità di trattamento! Non si è permessa la manifestazione degli ambienti di estrema destra mentre si è tollerata l’altra. E tra richiami a regole, procedure autorizzative e tasse per l’occupazione di suolo pubblico (come se una manifestazione politica equivalesse ad Autonassa) si parla di «garantire in futuro parità di trattamento tra soggetti politici diversi».
Che dire? Stanno forse perdendo la bussola, o l’hanno ormai persa? Non sentono spirare – da lontano, certo, ma ora con spifferi locali – un vento di estrema destra sempre più gagliardo da non sottovalutare?
Un salto all’indietro nel tempo può essere utile alla riflessione. In Italia, poco più di cent’anni fa, il liberale Giolitti ha tollerato e usato lo squadrismo fascista in funzione antisocialista e anticomunista, convinto che il movimento si sarebbe poi lasciato assorbire dal sistema politico liberale. E così ha aperto la strada all’affermazione del fascismo. Nella repubblica di Weimar la forza dei partiti che sostenevano il fragile sistema democratico si è drammaticamente ridotta tra il 1919 e il 1933, passando dal 73% al 33%. A crollare miseramente, riducendosi a un ventesimo della sua forza elettorale iniziale, è stato proprio il partito che faceva riferimento, sulla carta e nel nome, all’orizzonte liberaldemocratico (mentre il Centro cristiano e la socialdemocrazia hanno mostrato una certa tenuta di fronte alle sirene sempre più forti del nazismo). In entrambe le circostanze a incarnare il ventre molle della “democrazia liberale” sono state paradossalmente proprio le formazioni che la rappresentavano formalmente. Ora, se è vero – come è vero – che la Storia non si ripete, è altrettanto vero che certi meccanismi a volte si ripresentano. Non siamo mai stati così vicini a una situazione che per semplicità possiamo definire pre-fascista, anche se è difficile capire esattamente a che punto stiamo nell’affermazione globale delle spinte compiutamente o tendenzialmente fascistoidi che si manifestano in Russia, USA, Israele, Ungheria, Germania, Italia, Argentina e un po’ ovunque nel mondo, senza dimenticare il tecnofascismo nato nella Silicon Valley. Anche in Svizzera lo si comincia a percepire, e diventa cruciale il modo in cui si guarda a quelle minoranze prevaricatrici e riottose in crescita. Possiamo immaginare come le cavalcherà la nuova UDC, proseguendo la sua evoluzione trentennale, ma qui interessa capire in che misura il PLR, date queste premesse, sarà in grado di costituire un argine allo spostamento verso una società più autoritaria e illiberale. La prospettiva è sconfortante, se pensiamo, a livello federale, all’azione e alle parole di Cassis e ad altri cedimenti del partito. E se ci spostiamo sul piano locale, quanto potremmo contare sui firmatari di una simile interrogazione? La risposta non è data, ovviamente. Magari sono solo sbandamenti momentanei. Ma il dubbio è lì.
atti parlamentari, liberali, La Regione, 2026
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